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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:57 - Lettori online 818
MODICA - 15/07/2013
Cronache - Il viaggio della speranza stava per concludersi in tragedia

Condannati a 18 anni gli scafisti dello sbarco di 57 egiziani

Stralciata la posizione di altri due imputati che saranno quindi processati il prossimo 18 ottobre sempre dinanzi al gup di Catania Foto Corrierediragusa.it

Condanna a complessivi 18 anni di carcere da parte del gup di Catania rispetto alla richiesta di 45 anni della pubblica accusa per quattro dei sette presunti scafisti responsabili dello sbarco dello scorso agosto al largo di Cirica di 57 egiziani, di cui una ventina minorenni, che rischiò di finire in tragedia a causa del naufragio della carretta del mare a poche centinaia di metri dalla riva. Dopo la condanna a tre anni e sei mesi di carcere inflitta dai giudici della Corte d’Assise di Siracusa alla guida spirituale della comunità islamica di Pozzallo Mohamed Bourbia, 31 anni, si registrano adesso pure queste altre condanne a quattro anni e sei mesi ciascuno per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico del pozzallese Donato Angileri, 31 anni; Lutfi Mohammed Essabah Adnan, palestinese, 35 anni, residente a Malta; Farag Mahoud Abdalla, egiziano, 44 anni, residente a Pozzallo, e Moahamed Krifa, tunisino, 37 anni, residente a Pozzallo. Tutti gli imputati, giudicati con il rito abbreviato, sono stati assolti dall’accusa di associazione per delinquere. Stralciate le posizioni del pozzallese Giuseppe Zocco, 36 anni, e del tunisino 33enne Mohamed Saidani, residente a Pozzallo e difeso dall’avvocato Massimo Garofalo del foro di Ragusa.

I due imputati saranno quindi processati il prossimo 18 ottobre sempre dinanzi al gup di Catania. I Carabinieri sgominarono una banda ben organizzata che si occupava di accogliere i disperati, ospitandoli poi in un casolare per poi «smistarli» verso varie destinazioni per il Paese. Angileri era risultato essere il proprietario del casolare di contrada Zimmardo Bellamagna, tra Modica e Marina di Modica, dove i clandestini venivano ospitati in maniera temporanea subito dopo lo sbarco sulle coste iblee. I disperati avrebbero sborsato circa 4 o 5mila euro a testa. Da tempo le mosse della banda erano tenute sotto controllo dai militari, che arrestarono gli scafisti, i basisti e le vedette, tutti di nazionalità egiziana che avrebbero fatto parte di una organizzazione transnazionale con sede forse in Egitto e con ramificazioni anche a Malta. Per evitare d’essere intercettati, i componenti della banda utilizzavano sim card internazionali non registrate in telefonini usa e getta.