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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 14:58 - Lettori online 972
MODICA - 11/07/2013
Cronache - La vicenda del costruendo palazzo nell’alveo del torrente San Liberale

Concessione, chiesti 4 rinvii a giudizio

L’accusa è di abuso d’ufficio in concorso Foto Corrierediragusa.it

Quella concessione per edificare un palazzo nell’alveo del torrente San Liberale sottostante la via Trani non doveva essere rilasciata (foto). Sono queste le conclusioni alle quali è giunta la procura, che ha chiesto al gup il rinvio a giudizio per quattro persone con l’accusa di abuso d’ufficio in concorso. Le richieste sono state avanzate a carico del dirigente del settore urbanistica dell’ufficio tecnico comunale C.D. e del dipendente dello stesso settore A.G., nonché a carico delle due sorelle modicane M.D.R. e S.D.R., titolari della ditta proprietaria del terreno in questione e del costruendo immobile. Entrambe le sorelle sono accusate di abuso d’ufficio per aver beneficiato degli effetti della concessione rilasciata in maniera indebita al comune. I sigilli nell’area interessata dai lavori di edificazione erano stati apposti dalla polizia provinciale. Si tratta di un lotto di terreno, nel tratto di via Trani compreso tra via San Giuliano e via Nazionale, di 2mila 273 metri quadrati, di cui almeno la metà ricadenti in zona edificabile omogenea B del Piano regolatore generale.

Anche i lavori del costruendo edificio, che si erano finora concretizzati nello spianamento e nel movimento terra dell’area, erano stati bloccati. Lo scorso settembre erano stati tolti i sigilli, già apposti una prima volta nell’agosto 2012, a seguito del dissequestro dell’area decisa dal tribunale del riesame di Ragusa, secondo cui mancavano i presupposti di reato, per cui i lavori del cantiere potevano procedere regolarmente, in quanto la ditta proprietaria dell’immobile e la ditta esecutrice dei lavori risultavano essere in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie previste dalla legge. I lavori erano stati sospesi in attesa che l’impresa presentasse i calcoli approvati dal Genio civile di Ragusa per il consolidamento delle pareti rocciose sovrastanti l’alveo del fiume che scorre nella vallata. La concessione edilizia era stata rilasciata nel febbraio 2012.

La procura era nel frattempo andata avanti, accertando che proprio quella concessione era stata rilasciata in violazione delle normative sulla costruzione vicino agli argini di un fiume e alla scarpata, e in dispregio del regolamento comunale che proibisce la realizzazione di simili costruzioni a meno di dieci metri dai corsi d’acqua. Secondo la procura «Era stata ottenuta una licenza formalmente in regola, ma tuttavia in contrasto con le previsioni di legge secondo cui non era possibile rilasciare alcuna autorizzazione del genere». Da qui la decisione di procedere con un nuovo sequestro della zona alla luce, secondo la procura, «Dell’assenza di un maggiore bilanciamento tra interessi privati e tutela degli interessi della collettività».