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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 982
MODICA - 04/07/2013
Cronache - Il riesame ibleo non aveva accolto la richiesta della procura: ecco perché

Rigetto sequestro beni Minardo e Leontini: le motivazioni

Il procuratore Puleio si è appellato pure ai giudici del tribunale della libertà di Catania per il rigetto del gip delle ordinanze di custodia cautelare. La decisione si conoscerà il prossimo 11 luglio

«Pur ritenendo sussistente e provata l’associazione finalizzata alle truffe e la commissione delle stesse, non ritenendo individuato con sufficiente certezza l´esatto ammontare del profitto conseguito dagli indagati per effetto dei reati di truffa, viene rigettata la richiesta della procura di Modica del sequestro preventivo dei beni per equivalente a carico di Riccardo Minardo e Innocenzo Leontini». Queste le motivazioni depositate dal tribunale del riesame di Ragusa a corredo dell´ordinanza di rigetto dell´appello proposto dal procuratore Francesco Puleio avverso l´ordinanza del 16 maggio 2013 con cui il gip del tribunale di Modica Maria Rabini aveva a sua volta, con le medesime motivazioni, rigettato la richiesta di sequestro dei beni a carico di Minardo e Leontini per mezzo milione di euro, ovvero l’equivalente della presunta truffa all’Inps. Il gip aveva rigettato pure la richiesta di custodia cautelare per la restrizione della libertà personale.

Anche in questo caso Puleio si è appellato ai giudici del tribunale della libertà di Catania, la cui decisione si conoscerà il prossimo 11 luglio. Le richieste di custodia cautelare erano state chieste pure per altri sette medici delle commissioni che accertavano le invalidità. Leontini e Minardo sono accusati di aver fatto da mediatori per parecchie richieste d’invalidità, alcune delle quali sarebbero state «ritoccate» per farle salire in graduatoria. Gli indagati sono in tutto 65, tra utenti più o meno invalidi, medici, funzionari e politici. Le ipotesi di reato prospettabili sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, falsità ideologica, truffa aggravata e continuata in concorso. Secondo la procura, il censimento e la sommatoria delle varie pensioni di inabilità percepite degli indagati in relazione alle infermità indebitamente riconosciute, era comunque quantificabile in almeno in 500mila euro. Il tribunale del riesame ibleo ha condiviso le argomentazioni del gip, ritenendo tuttavia che nel corso delle indagini, per determinare le somme indebitamente percepite degli indagati, si era fatto riferimento soltanto alla documentazione medica prodotta alle commissioni.

In altre parole, il consulente tecnico d’ufficio aveva espresso delle valutazioni senza individuare esattamente, in alcuni casi, la percentuale di invalidità indebitamente riconosciuta agli indagati, ma fissandola fra un minimo ed un massimo, con forbici di vario ammontare. Da ciò la difficoltà di determinare l´indebito profitto percepito degli indagati, talora riconducibile alla sola indennità di accompagnamento, altre volte nell´ammontare dell´intera pensione o in vari benefici ottenuti quali esenzioni ticket, presidi medici e altro ancora. Da qui il rigetto della richiesta di sequestro dei beni da parte dei giudici del riesame di Ragusa. Si è comunque preso atto, come si legge dal comunicato della procura, «Che dall´attività di indagine era emersa l´esistenza di una organizzazione criminale volta far ottenere, in favore di soggetti che sollecitavano l´intervento di personaggi politici, una percentuale di invalidità maggiore rispetto a quella reale. Tale associazione – conclude il comunicato – sempre secondo il gip, avrebbe operato dal 2002 al 2010».