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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 452
MODICA - 09/06/2013
Cronache - Il ragazzo modicano morto 20 anni fa per botulismo non diagnosticato

Processo La Monica, maxi risarcimento di un milione

I giudici etnei riconobbero responsabili del mancato riconoscimento del caso di botulismo i tre medici della divisione di medicina dell’ospedale «Maggiore»

A distanza di quasi tre anni e mezzo dall’epilogo penale in Cassazione, prosegue in sede civile con la richiesta di un maxi risarcimento di circa un milione di euro la lunga vicenda giudiziaria scaturita dalla morte per botulismo non diagnosticato del modicano Lorenzo La Monica, 23 anni. Il giovane spirò al «Maggiore» di Modica il 10 settembre 1994 dopo pochi giorni di ricovero per aver mangiato funghi sottolio infettati dal botulino. Sedici anni dopo il decesso arrivò la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, al termine di una lunghissima battaglia giudiziaria portata avanti dai genitori. Nel massimo grado di giudizio fu rigettato il ricorso proposto, dichiarato non ammissibile. Fu di conseguenza confermata dai giudici di Cassazione la sentenza emessa nel maggio del 2008 dalla Corte d’Appello di Catania dopo 17 udienze di cui ben 15 andate a vuoto.

I giudici etnei riconobbero responsabili del mancato riconoscimento del caso di botulismo i tre medici della divisione di medicina dell’ospedale «Maggiore» che ebbero in cura Lorenzo La Monica. Con la concessione delle attenuanti generiche i tre professionisti ottennero la prescrizione della pena. Si tratta di Vincenzo Manenti, Guglielmo Carbone e Margherita Occhipinti. I giudici etnei ribaltarono la sentenza assolutoria di primo grado emessa dall’allora pretore presso il tribunale di Modica Giovanna Scibilia. Proprio ai tre medici viene adesso richiesto il maxi risarcimento. In appello fu a suo tempo confermata la condanna nei confronti di Elisa Poidomani, addetta alla vendita del supermercato «L’Economica» di Marina di Modica, dove Lorenzo la Monica si recò per acquistare il panino imbottito coi funghi, e di Vincenzo Genesio, titolare dell’azienda produttrice dei funghi inscatolati e contenenti il botulino risultato fatale al giovane.