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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:00 - Lettori online 1529
MODICA - 05/06/2013
Cronache - La tragica fine del dipendente della "Spm" da 5 mesi senza stipendio e con la moglie malata

Tragedia della crisi o dramma familiare?

Le esequie sono state celebrate nella chiesa di San Giorgio
Foto CorrierediRagusa.it

Sono stati celebrati ieri pomeriggio nella chiesa di San Giorgio i funerali del 64enne modicano Vincenzo Savarino (foto), che, nella tomba, si è portato alcuni dubbi che non potranno mai più essere sciolti. Il dramma sociale di cinque mesi di stipendio arretrato, l’ombra della mobilità e del prepensionamento e la tragedia personale della moglie in stato vegetativo per un ictus sarebbero i motivi della decisione del lavoratore disperato e padre di famiglia di farla finita. Vincenzo Savarino, falegname di Modica, si è buttato a tarda notte nella cisterna scavata nella roccia nel terreno di sua proprietà, a pochi passi dall’abitazione di contrada Bosco Serrameta. Savarino, sempre puntuale al lavoro, ieri mattina non si era fatto vivo.

LA MACABRA SCOPERTA FATTA DALLA FIGLIA
E’ stata la figlia 23enne a fare la macabra scoperta, dopo che la sveglia del padre ha cominciato a suonare. Il genitore aveva lasciato le chiavi della macchina sul tavolo e allora la ragazza è uscita a cercarlo, notando la botola della cisterna aperta e scorgendovi all’interno il corpo del padre che galleggiava immobile. Quando i vigili del fuoco sono intervenuti era già tardi. L’uomo, padre di altri due figli maschi adulti che vivono per conto loro, era morto annegato.

LO SGOMENTO E LA RABBIA DEI COLLEGHI DI LAVORO DELLA "SPM"
Tra i colleghi della «Spm Servizi per Modica», la municipalizzata del comune dove la vittima lavorava come falegname, ieri c’era rabbia e sgomento. «Siamo esasperati e non sappiamo più neanche come portare a casa da mangiare per i nostri figli – urla il dipendente addetto alle manutenzioni stradali Giorgio Cataudella – e pure Vincenzo era depresso e preoccupato. Ora ha deciso di farla finita e mi sa che ciascuno di noi, uno per uno – prosegue accorato il dipendente – faremo prima o poi la stessa fine, se si continua di questo passo». Nella municipalizzata vige lo stato di agitazione perché 38 dei 96 dipendenti rischiano il licenziamento. Nel mirino l’amministratore unico Antonio Guastella, all’indirizzo del quale i lavoratori lanciano dure critiche. «Mi sono beccato dieci giorni di sospensione – aggiunge il dipendente Cataudella – solo perché ho preteso un acconto di stipendio dopo sette mesi a bocca asciutta e dopo il sequestro della mia auto per non aver potuto pagare l’assicurazione. Non si può – conclude mesto – andare avanti così».

LA VERSIONE DEI FATTI DELL´AMMINISTRATORE UNICO DELLA "SPM" GUASTELLA
Ma proprio l’amministratore unico della «Spm» cerca di stemperare i toni, sostenendo che il suicidio di Savarino non c’entra con la critica situazione lavorativa. «Confermo – dice Antonio Guastella – i licenziamenti in programma a causa dei tagli del comune alla «Spm», ma preciso che il povero Savarino non vi rientrava in quanto, per il suo caso, con la Cgil era stata concordata la mobilità per due anni e il prepensionamento. Ritengo – conclude l’amministratore unico – che Savarino abbia ceduto sotto il peso della difficile situazione familiare».

I POSSIBILI MOTIVI ALLA BASE DEL GESTO ESTREMO
In effetti la moglie della vittima è in coma da settimane nel fondo di un letto nel reparto di rianimazione del «Maggiore». Savarino pare soffrisse molto per il triste destino toccato alla compagna di una vita. Una tesi in parte confermata pure dai colleghi, secondo cui però Savarino era preoccupato pure del futuro lavorativo, sebbene i suoi figli fossero titolari di una ditta di pulizie e quindi autosufficienti dal punto di vista economico. Nonostante ciò pare che l’uomo avesse chiesto un prestito di 50mila euro. Il corpo di Vincenzo Savarino, dopo il recupero dalla profonda cisterna piena d’acqua da parte dei pompieri, è stato deposto in una cassa di zinco e, dopo gli accertamenti di legge per casi del genere, è stato restituito ai familiari per le esequie, senza necessità di procedere con l’autopsia. Un altro dramma della crisi dunque in provincia di Ragusa in meno di tre settimane che fa seguito a quello di Giovanni Guarascio, morto dopo essersi dato fuoco a Vittoria per non perdere la casa.