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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:06 - Lettori online 1312
MODICA - 14/05/2013
Cronache - Ancora sviluppi giudiziari per lo sbarco al largo di Cirica di 57 egiziani

Chiesti 45 anni carcere per banda sbarchi

Fu sgominata una organizzazione che si occupava di accogliere i disperati, ospitandoli poi in un casolare per poi «smistarli» verso varie destinazioni per il Paese Foto Corrierediragusa.it

Ancora sviluppi giudiziari per lo sbarco dello scorso agosto al largo di Cirica di 57 egiziani, di cui una ventina minorenni, che rischiò di finire in tragedia a causa del naufragio della carretta del mare a poche centinaia di metri dalla riva. Dopo la condanna a tre anni e sei mesi di carcere inflitta la scorsa settimana dai giudici della Corte d’Assise di Siracusa alla guida spirituale della comunità islamica di Pozzallo Mohamed Bourbia, 31 anni, si registra adesso la richiesta a complessivi 45 anni di reclusione da parte del pm del tribunale di Catania per gli altri sei imputati. Si tratta delle persone finite in manette per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina al termine dell’operazione condotta dai Carabinieri.

Fu sgominata una banda ben organizzata che si occupava di accogliere i disperati, ospitandoli poi in un casolare per poi «smistarli» verso varie destinazioni per il Paese. La maxi richiesta di condanna a 45 anni è stata avanzata a carico di Giuseppe Zocco, 36 anni, pozzallese, e del suo concittadino Donato Angileri, 31 anni. Richiesta di condanna pure per Mohamed Saidani, tunisino, 33 anni, residente a Pozzallo; Lutfi Mohammed Essabah Adnan, palestinese, 35 anni, residente a Malta; Farag Mahoud Abdalla, egiziano, 44 anni, residente a Pozzallo, e Moahamed Krifa, tunisino, 37 anni, residente a Pozzallo. Tutti hanno chiesto d’essere giudicati con il rito abbreviato. Angileri era risultato essere il proprietario del casolare di contrada Zimmardo Bellamagna, tra Modica e Marina di Modica, dove i clandestini venivano ospitati in maniera temporanea subito dopo lo sbarco sulle coste iblee.

I disperati avrebbero sborsato circa 4 o 5 mila euro a testa. Da tempo le mosse della banda erano tenute sotto controllo dai militari, che arrestarono gli scafisti, i basisti e le vedette, tutti di nazionalità egiziana che avrebbero fatto parte di una organizzazione transnazionale con sede forse in Egitto e con ramificazioni anche a Malta. Per evitare d’essere intercettati, i componenti della banda utilizzavano sim card internazionali non registrate in telefonini usa e getta.