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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:06 - Lettori online 1266
MODICA - 08/05/2013
Cronache - La Corte d’Appello di Catania non tiene in considerazione la deposizione resa dall’imputato

"Modica bene" in Appello: rigettate dichiarazioni Arrabito

I giudici etnei hanno quindi rinviato il procedimento al 26 settembre per esaminare altresì le motivazioni che hanno indotto la Corte di Cassazione di Roma ad annullare la sentenza di primo grado per gli imputati assolti con il rito ordinario

La Corte d’Appello di Catania ha rigettato l’acquisizione agli atti delle dichiarazioni rese a suo tempo al procuratore di Modica da Bruno Arrabito sulla vicenda nota come «Modica bene». Non è stata neanche accolta quindi la richiesta del procuratore generale di sentire di nuovo Arrabito. E’ l’esito dell’udienza di ieri a carico degli otto imputati assolti in primo grado con formula piena dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla concussione e al riciclaggio di denaro e che chiesero di essere giudicati con il rito abbreviato. Si tratta dell’ex presidente della Regione ed ex deputato regionale Giuseppe Drago, del fratello Carmelo, all’epoca assessore al bilancio a palazzo San Domenico, e dell’allora sindaco di Modica Piero Torchi. E poi ancora Giorgio Aprile, Giancarlo Floriddia, Massimo La Pira, Vincenzo Pitino e Giovanni Vasile.

I giudici etnei hanno quindi ritenuto non ammissibile la deposizione resa dal modicano Bruno Arrabito, il quale riferì alla procura d’essere in possesso di presunte prove a carico di alcuni degli altri imputati. Qualche giorno fa la Cassazione aveva invece annullato la sentenza d’assoluzione di primo grado per gli altri 11 imputati che optarono per il rito ordinario. Tra loro lo stesso Bruno Arrabito. In questo caso gli atti sono stati dunque rimessi al gup e il procedimento dovrà di conseguenza ripartire da zero. I giudici etnei della Corte d’Appello hanno quindi rinviato il procedimento al 26 settembre per esaminare altresì le motivazioni che hanno indotto la Corte di Cassazione di Roma ad annullare la sentenza di primo grado per gli imputati assolti con il rito ordinario.