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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1078
MODICA - 08/04/2013
Cronache - I retroscena delle indagini sugli arresti dei tre rapinatori della filiale di corso Umberto I

Bottino "Bapr" destinato a clan mafiosi

Intanto si registra il plauso del sindacato della polizia Ugl sull’esito dell’operazione
Foto CorrierediRagusa.it

Sarebbero serviti a finanziare i clan malavitosi catanesi e non solo i 92mila euro del bottino portato via lo scorso 30 gennaio dalla filiale di corso Umberto I della «Banca agricola popolare di Ragusa». E’ quanto emerge dalle indagini condotte dalla Polizia, che dopo i tre arresti di giovedì, sta ricercando gli altri due latitanti, pure loro rapinatori professionisti di Catania come Mario Di Bella, Alfio D´Arrigo e Salvatore Davide Licciardello, di 33, 48 e 36 anni, tutti e tre già in carcere (in senso orario nella foto con la filiale dove è stata compiuta la rapina).

La circostanza che il bottino sarebbe servito a finanziare la malavita organizzata, è comprovata dalla vicinanza dei tre catanesi finiti in manette ai clan dei Cursoti milanesi, dei Santapaola e dei Cappello. Il numero delle persone arrestate potrebbe aumentare nelle prossime settimane. Oltre ai due rapinatori latitanti, la polizia sta indagando sui basisti. Si tratterebbe di un altro paio di complici, residenti nella provincia iblea, con buona probabilità a Scicli. Non a caso, la «collaborazione» tra ambiente catanesi e quelli sciclitani parrebbe piuttosto attiva per il concepimento di furti, rapine e traffico di droga, come palesatosi in quest’ultimo caso con il recente maxi sequestro di 75 chili di marijuana in un podere di contrada Timperosse di proprietà di un incensurato finito in manette assieme a 3 complici albanesi.

Tornando alla rapina alla «Bapr», i basisti potrebbero quindi essere sciclitani incensurati, e quindi insospettabili. Gli investigatori auspicano di cavare qualche ragno da buco dagli interrogatori dei tre rapinatori catanesi già finiti in manette. I malviventi avevano agito armati di pistole e con i volti nascosti da maschere, tenendo sotto sequestro 15 persone, tra clienti e impiegati. I rapinatori avevano praticato un foro nella parete divisoria tra un appartamento sfitto da anni in un condominio adiacente la banca, e la sala caldaie della stessa filiale. Un buco scavato in silenzio giorno dopo giorno e la cui picconata finale era stata pochi minuti prima della rapina, con i malviventi che erano penetrati nell’istituto di credito dagli scantinati, bypassando il sistema d’allarme. Il quintetto si era poi defilato in pochi minuti con dei motorini rubati e ritrovati subito dopo dai poliziotti.

IL PLAUSO DEL SINDACATO DELLA POLIZIA UGL
"L’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’arresto degli autori della rapina a Modica all’agenzia di Corso Umberto della Banca Agricola Popolare di Ragusa rappresenta un esempio della grande professionalità messa in campo dai dirigenti e dagli agenti della Polizia e, in particolare, dell’acume investigativo dimostrato dagli uomini della Squadra Mobile di Ragusa, con i quali ha collaborato il Commissariato di Modica". E´ quanto contenuto in una nota del sindacato della polizia Ugl.

«L’arresto di pericolosi professionisti del crimine, oltre al lavoro della Polizia, ha messo in evidenza la grande collaborazione dei cittadini di Modica che, con le loro informazioni, hanno contribuito ad accelerare il lavoro delle forze dell’ordine».

E’ quanto affermano ancora i dirigenti sindacali della Ugl Polizia di Stato iblea. «La rapidità delle indagini, come si sa, è un elemento fondamentale per indirizzare sulla pista giusta le investigazioni e, proprio per questo, la collaborazione dei modicani si è rivelata molto preziosa. Un elogio, quindi, oltre che alla Polizia - dichiara Vincenzo Cavallo, Segretario Generale Provinciale – va rivolto ai cittadini, una intera comunità che, ancora una volta, ha dimostrato di essere degna delle grandi e nobili tradizioni di cui può giustamente vantarsi. Secondo il massimo esponente della Ugl Polizia di Stato nella provincia di Ragusa, «solo così possono giustificarsi l’alto senso civico e l’espressione concreta di tanti valori fondanti del vivere civile che fanno della Città di Modica un esempio certamente da seguire».

«Un elogio incondizionato – aggiunge Cavallo – ai dipendenti dell’agenzia della Banca Agricola che hanno vissuto momenti di drammatica tensione sotto la minaccia delle armi e che, dimostrando una onestà e una professionalità non comuni, hanno fattivamente collaborato, senza alcuna remora, con le forze dell’ordine per consentire l’individuazione dei malviventi»

«Se si vuole affrontare con serietà la lotta ai fenomeni criminali – dichiarano i poliziotti sindacalisti Michele Emmolo e Francesco Cicero - bisogna percorrere anche la strada della collaborazione con le forze dell’ordine».

«E l’arresto dei rapinatori della Banca Agricola - conclude il segretario provinciale amministrativo del sindacato, Giorgio Di Rosa - è l’esempio di una filosofia che fa del senso civico la stella polare di una società che vuole evolversi e riscattarsi dai pessimi luoghi comuni del passato».

LA CRONACA DEGLI ARRESTI
Se non affiliati, sono comunque vicini nientemeno che ai clan dei Cursoti milanesi, dei Santapaola e dei Cappello i tre rapinatori professionisti catanesi ammanettati dalla Polizia per la rapina «da manuale della mala» compiuta lo scorso 30 gennaio nella filiale di corso Umberto I della «Banca agricola popolare di Ragusa».

Una rapina lampo con i malviventi armati di pistole e con i volti nascosti da maschere, che hanno tenuto sotto sequestro 15 persone, tra clienti e impiegati. Mario Di Bella, Alfio D´Arrigo e Salvatore Davide Licciardello, di 33, 48 e 36 anni, avevano le spalle grosse. E forse anche per questo si sentivano quasi intoccabili, al punto che uno di loro, Licciardello, appena il giorno dopo la rapina in banca a Modica, si era reso responsabile di una estorsione ai danni del gestore di un bar di Librino, a Catania, finendo però in questo caso subito in manette. Proprio in carcere Licciardello è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Modica Elio Manenti per il colpo nell’istituto di credito.

Gli altri due complici sono invece stati ammanettati giovedì scorso nelle loro rispettive abitazioni di Catania. Come evidenziato dagli inquirenti, si tratta di professionisti del crimine, specializzati in rapine ben pianificate dai bottini ingenti, compiute nell’ambito di una particolare «alleanza» che prevaleva sugli interessi contrapposti dei rispettivi clan. Da Modica i malviventi si erano portati via quasi 92mila euro in contanti e altri 200mila in assegni. Per fare il colpo il terzetto si era servito di altri due complici, ancora latitanti. Insieme avevano praticato un foro nella parete divisoria tra un appartamento sfitto da anni in un condominio adiacente la banca, e la sala caldaie della stessa filiale.

Un buco scavato in silenzio giorno dopo giorno e la cui picconata finale era stata pochi minuti prima della rapina, con i malviventi che erano penetrati nell’istituto di credito dagli scantinati, bypassando il sistema d’allarme. Il quintetto si era poi defilato in pochi minuti con dei motorini rubati e ritrovati subito dopo dai poliziotti. Un mese e mezzo dopo il colpo sono scattate le manette, grazie all’incessante lavoro d’indagine basato su intercettazioni telefoniche incrociate con la presenza accertata in città delle persone alle quali erano intestate le sim card. Questa è difatti stata forse l’unica imprudenza del malviventi: l’aver utilizzato pure i telefonini personali per comunicare tra loro, oltre a quelli reperiti allo scopo e riconducibili ad identità fittizie.

Di grande aiuto si sono rivelate poi le testimonianze delle persone che hanno loro malgrado assistito alla rapina, le quali avevano ben distinto un accento catanese dalle poche parole che si scambiavano i malviventi. Le telecamere del sistema di sorveglianza hanno poi fatto il resto, offrendo agli investigatori delle immagini utili ad identificare i rapinatori, nonostante avessero il volto celato da maschere. D’Arrigo in particolare, vicino al clan dei Cursoti milanesi, non era un professionista del crimine di primo pelo, avendo già subito in passato una condanna con sentenza definitiva proprio perché riconducibile alla famiglia malavitosa.

I dettagli delle indagini sono stati illustrati dal procuratore Francesco Puleio, dal questore Giuseppe Gammino, dal dirigente della Mobile Francesco Marino e dal vice questore aggiunto del commissariato Maria Antonietta Malandrino, che hanno puntato l’attenzione sulla velocità delle indagini che ha consentito di arrestare in poco tempo tre dei cinque rapinatori. Gli ultimi due malviventi ancora uccel di bosco, forse modicani e probabili basisti del colpo, hanno già il fiato sul collo.

Da sx Marino, Puleio, Gammino e Malandrino