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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 732
MODICA - 18/03/2013
Cronache - Interrogatorio di garanzia e convalida dell’arresto

Zafarana al gip: "Mi mancava la libertà"

Ha così motivato la sua sconsiderata azione il 30enne pregiudicato di Scicli Foto Corrierediragusa.it

E’ evaso dal carcere in preda allo sconforto e alla voglia irrefrenabile di libertà, dopo aver trascorso quasi un terzo della sua vita dietro le sbarre, seppure non in maniera continuativa. Ha così motivato la sua sconsiderata azione il 30enne pregiudicato di Scicli Gianluca Zafarana (foto), nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia svoltosi nel carcere di Ragusa dinanzi al gip Elio Manenti e alla presenza del difensore di fiducia Francesco Riccotti. Il magistrato, com’era prevedibile, ha convalidato l’arresto effettuato nella notte tra giovedì e venerdì da Carabinieri e polizia penitenziaria a Cava d’Aliga, ponendo così fine alla latitanza di Zafarana, durata poco meno di 36 ore dall’evasione dalla casa circondariale di Piano del Gesù a Modica Alta.

Il giovane continuerà a scontare la pena di tre anni e sei mesi nel carcere del comune capoluogo. Nelle more lo sciclitano non sosterrà nessun processo per direttissima, dal momento che non è stata avanzata nessuna richiesta in questo senso. Il giovane si era rifugiato in quella casa di Cava d’Aliga in cui poi è stato individuato ed arrestato grazie ad una telefonata anonima in quanto sapeva che quell’abitazione era disabitata da tempo, essendo il proprietario deceduto. Lo sciclitano, oltre che del reato di evasione dal carcere, deve rispondere pure di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e violazione di domicilio.

LA CATTURA DI ZAFARANA 36 ORE DOPO L´EVASIONE DAL CARCERE DI MODICA
Sono state una telefonata anonima al comando provinciale dei Carabinieri e delle candele accese in una casa disabitata e priva di energia elettrica a Cava d’Aliga a porre fine alla latitanza di Gianluca Zafarana, a meno di 36 ore dall’evasione dal carcere di Piano del Gesù a Modica Alta.

Il 30enne pregiudicato sciclitano, vistosi scoperto, ha tentato di nuovo la fuga, ma questa volta è stato bloccato dalla task-force composta da Carabinieri e polizia penitenziaria che, in maniera ininterrotta, aveva proseguito le ricerche su tutto il territorio provinciale, con particolare riferimento all’hinterland Sciclitano, dove in effetti il giovane aveva trovato riparo.

Le manette sono scattate difatti l’altra notte in un «dammuso» della piccola frazione marinara di Scicli, dove Zafarana si era rifugiato, commettendo però l’errore di accendersi delle candele sia per fare luce, ma, soprattutto, per difendersi dai rigori del freddo, in una notte da lupi. Proprio approfittando della fitta pioggia e del vento impetuoso, vistosi accerchiato dalle forze dell’ordine Zafarana aveva di nuovo tentato di rendersi uccel di bosco, ma stavolta invano.

Come accennato, i militari erano stati messi sulla pista giusta grazie anche ad una telefonata anonima giunta poche ore prima del blitz al comando provinciale e in cui si il misterioso interlocutore riferiva di movimenti strani in una casa di solito disabitata di Cava d’Aliga. Una «soffiata» vera e propria ritenuta, a ragione, credibile dai militari che stavano tuttavia già controllando pure quella porzione di territorio.

La fioca luce delle candele che filtrava dalla finestra nel buio della notte ha confermato i sospetti e Zafarana è stato bloccato, intorno alle 3, prima che riuscisse a far perdere le proprie tracce. L’evasione costerà invece a Zafarana una ulteriore condanna da un minimo di un anno ad un massimo di tre anni di carcere che si assommerà a quella di tre anni e sei mesi che stava scontando per i reati di ricettazione e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale.

Il 30enne, che sarebbe tornato libero non prima del luglio 2015, aveva deciso di accorciare i tempi a modo suo. Approfittando della confusione che si era creata tra i detenuti per l’interruzione dell’ora d’aria a causa del maltempo, Zafarana era sfuggito al controllo dei sorveglianti, forzando la recinzione metallica che separa il cortile dal muro di cinta del carcere alto quattro metri. Lo sciclitano aveva raggiunto la sommità del muro salendo su un tavolo, per poi lasciarsi cadere all’esterno. Il giovane aveva poi rubato uno scooter per allontanarsi prima che venisse cinturata la zona dopo la scoperta della sua fuga.