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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 683
MODICA - 30/01/2013
Cronache - Ci scrive l’avvocato Gulino dopo l’articolo sulla richiesta di rinvio a giudizio

"Caso" Calvo: le precisazioni del legale

Il segretario regionale del Partito Repubblicano Italiano implicato nella vicenda delle firme false nella lista delle amministrative 2008 Foto Corrierediragusa.it

Pubblichiamo di seguito in maniera integrale la nota dell´avvocato Gianluca Gulino, legale di fiducia del dottore Gino Calvo, pervenuta in redazione sulla vicenda relativa alla richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura dello stesso Calvo per la vicenda delle firme false nella lista presentata a Modica per le amministrative del 2008 e descritta nell´articolo che segue la nota dell´avvocato.

Difendo fiduciariamente Gino Calvo, già assessore comunale nella penultima Giunta del Comune di Ragusa ed oggi candidato alla Camera dei Deputati con il Pri, e reputo doveroso fornire alcune precisazioni a proposito dell’articolo apparso in questa testata il giorno 30 gennaio con il titolo estremamente d’effetto: «Candidati «fantasma» con firme fasulle in lista: richiesta di rinvio a giudizio per Gino Calvo».

Tuttavia, prima delle doverose precisazioni, sento l’obbligo etico di stigmatizzare la pubblicazione di notizie, invero datate, nel pieno della campagna elettorale.

Il punto non è se l’articolo in parola rispetti i canoni usueti per evitare ch’esso sfoci nella diffamazione. Il punto sta, piuttosto, in ciò, se – anche quei canoni rispettando – possa apparire uso distorto del diritto di cronaca.
E, purtroppo, così appare, non tanto perché – come detto – esso altro non fa che riecheggiare notizie antiche, tutte ancora al vaglio della Autorità giudiziaria, ammantandole di un’inesistente attualità, e ciò al solo scopo di una strumentale spettacolarizzazione di esse, quanto piuttosto per la «costruzione tipografica» di esso, che si compone di un titolo con corpo esageratamente maggiore dei tipi usati per il contenuto del «pezzo», ma – soprattutto – di un titolo, questo sì, dai contenuti semantici assai prossimi alla diffamazione.

Ora, che sia stata fatta un’indagine, nel 2007, a carico di Gino Calvo, per talune firme asseritamente apocrife, apposte nella lista che avrebbe dovuto sostenerne la candidatura, l’indagine è circostanza vera, che chiaramente non si intende contestare.

Ciò che davvero non si comprende è la ragione di (ri)pubblicare la notizia nel pieno della sua nuova campagna elettorale, ed ancor più di farlo enfatizzando il significato della «richiesta di rinvio a giudizio», che è solo una domanda accusatoria, alla quale nessun Giudice, sinora, ha mai dato risposta positiva.
Chi scrive, da Avvocato, ha il massimo rispetto per ogni libertà, a maggior ragione per quella di stampa, offrendo questa, più di ogni altra, la cifra democratica di un Paese.

Ricordo ogni giorno le parole universamente attribuite a Voltaire e che dovrebbero essere il vero credo di ogni Avvocato: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». V’è, tuttavia, un limite a tutto ciò, ossia che le parole servano a tutti, non che esse servano a pochi per dileggiarne soltanto uno.

Avv. Gianluca Gulino


LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO
Richiesta di rinvio a giudizio per il segretario regionale del Partito Repubblicano Italiano Gino Calvo (foto) per la vicenda delle firme degli 88 candidati «fantasma» nella lista collegata al suo partito d’appartenenza nel «Collegio Sicilia Orientale», presentata alle amministrative 2008 nella circoscrizione di Modica e dalla quale scaturirono numerose denunce in procura. Il gup Maria Rabini ha fissato al prossimo marzo l’udienza preliminare per decidere se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal procuratore Francesco Puleio.

La lista non venne ammessa alla competizione elettorale in quanto presentata fuori tempo massimo e, soprattutto, perché mancavano alcune firme. E proprio su questo aspetto della vicenda furono incentrate le indagini della procura su Gino Calvo, già consigliere provinciale e poi assessore comunale di Ragusa nella penultima giunta Dipasquale. Stando a quanto emerso dalle indagini adesso sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio, qualcuno appose ben 88 firme false accanto ai nominativi dei soggetti iscritti come candidati al consiglio comunale. La gran parte delle firme apposte nella lista risultarono quindi apocrife, avvalorando la tesi che qualcuno avesse proceduto in questo senso appositamente per riempire le «caselle vuote» della lista.

La strana circostanza delle firme fasulle fu avvalorata anche da un altro elemento: parecchie delle persone ignare d’essere state inserite nella lista risultarono appartenenti al medesimo nucleo familiare e, in massima parte, si trattò di anziani. Alcuni soggetti erano già all’epoca dei fatti impossibilitati a potersi muovere in maniera autonoma per motivi di salute. Almeno una persona inserita nella lista risultò addirittura deceduta da tempo. Le persone sentite in procura presentarono denuncia per l’utilizzo fraudolento della propria firma a scopi elettorali.

Il Pri, come accennato, fu escluso per un vizio di forma da parte delle commissioni circoscrizionali elettorali dei tribunali di Ragusa e Modica. Il Tar riammise in via cautelativa le liste per i due collegi di Ragusa e Modica all´ultimo momento, tant´è che Calvo chiese l´annullamento delle elezioni.