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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 781
MODICA - 07/12/2012
Cronache - Una spedizione punitiva lungo l’asse Perugia – Gela – Modica con minacce di morte

VIDEO - Pestaggio per debito non onorato

Manette per una coppia perugina insospettabile e per 2 gelesi, rispettivamente i mandanti e gli esecutori materiali del pestaggio Foto Corrierediragusa.it

Una spedizione punitiva lungo l’asse Perugia – Gela – Modica ai danni di un imprenditore edile modicano pestato a sangue, al quale è stato rotto il setto nasale dagli esecutori materiali, su iniziativa di una insospettabile coppia di coniugi perugina, titolare di un’azienda di macchine per lavoro edile. (La video intervista al dirigente del commissariato di Modica Maria Antonietta Malandrino).



A distanza di sette mesi dal pestaggio, commissionato dai mandanti per un debito di 8mila 500 euro non onorato dallo sfortunato imprenditore modicano di mezza età per l’acquisto di un macchinario da lavoro, la Polizia del commissariato di Modica ha fatto luce sull’episodio, recandosi fino al paese umbro di Città di Castello, in provincia di Perugia, per arrestare i responsabili, accusati, ciascuno per le rispettive responsabilità, di sequestro di persona, tentata estorsione e lesioni personali gravi.

Gli arresti sono scattati per i coniugi perugini Sandro Pauselli e Alida Cecconi, di 49 e 45 anni, quest’ultima incensurata, entrambi a capo dell’azienda dalla quale l’imprenditore modicano aveva acquistato la macchina da lavoro. Manette anche per i gelesi Angelo Faldelli e Vincenzo Cannizzo, di 47 e 34 anni, ovvero gli autori del pestaggio. Cannizzo in particolare è noto agli investigatori per i suoi trascorsi burrascosi con la mafia, che gli avrebbe ucciso per ritorsione i fratelli, di cui uno bruciato vivo.

Secondo gli inquirenti, si tratta di persone senza scrupoli che non hanno esitato ad avvicinare in un bar l’imprenditore e un suo dipendente, sequestrandoli e conducendoli in una zona isolata di contrada Pirato per picchiarli, chiamando poi al telefono la Cecconi e riferirle in vivavoce: “Signora, che facciamo? Noi il lavoro lo abbiamo fatto, o paga lei o pagano loro”. E il “lavoro” era in effetti stato svolto come da manuale della malavita organizzata.

I componenti della spedizione punitiva, quattro in tutto, due dei quali sono ancora ricercati in quanto latitanti, lo scorso maggio fissarono un appuntamento con l’imprenditore modicano in un bar del Polo commerciale, spacciandosi per emissari di un istituto di recupero crediti per la somma dovuta all’azienda umbra a seguito dell’acquisto di una carotatrice. L’imprenditore, ovviamente ignaro di ciò che in realtà lo attendeva, si presentò con un dipendente.

Entrambi furono minacciati senza troppi complimenti e costretti dai quattro energumeni a salire in auto. I due furono quindi condotti nella vicina contrada Pirato, in un luogo al riparo da occhi e orecchie indiscreti, nei pressi della chiesa di San Luca. E lì giù botte da orbi, fino alla famosa telefonata alla mandante per intimidire ulteriormente le vittime, che hanno ovviamente temuto per la loro vita, anche perché uno dei malviventi disse chiaramente: "Se non pagate, la prossima volta vi spariamo". I due modicani, lasciati riversi per terra doloranti e sanguinanti, riuscirono a chiedere aiuto e a farsi condurre da alcuni residenti all’ospedale “Maggiore”, dove i medici prestarono le prime cure, giudicando l’imprenditore e il suo dipendente guaribili in un mese, per le contusioni e le ferite riportate su varie parti del corpo, oltre alla rottura del naso per l’imprenditore.

Quest’ultimo, timoroso per la propria incolumità e per quella dei suoi familiari, si dimostrò in un primo tempo poco collaborativo con gli investigatori, che, chiamati dai medici, come da prassi in casi del genere, subodorarono fin da subito qualcosa di poco chiaro dai referti. Poi tutti gli altarini sono venuti alla luce. Le fitte indagini, illustrate in procura dal questore di Ragusa Giuseppe Gammino, dal procuratore Francesco Puleio e dal vice questore aggiunto del commissariato di Modica Maria Antonietta Malandrino, hanno poi consentito di ammanettare i responsabili del fattaccio tra Gela, in provincia di Caltanissetta, e Città di Castello, in Umbria.

Come accennato, restano ancora latitanti gli altri due componenti del manipolo di picchiatori, sulle cui tracce sono comunque gli agenti. I due gelesi sono stati rinchiusi nel carcere di Piano del Gesù a Modica Alta a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre ai due coniugi perugini sono stati concessi gli arresti domiciliari nella loro abitazione di Città di Castello.

Sotto, le foto delle persone arrestate e della conferenza stampa in procura con, da sx, Gammino, Puleio e Malandrino. Cliccate per ingrandire