Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1214
MODICA - 19/03/2008
Cronache - Modica - Il lungo processo giunto a conclusione

Maxi truffa alla Conad: scattano
tre condanne e un´assoluzione

Il raggiro da 300mila euro partiva dalla Capitale Foto Corrierediragusa.it

Sentenze di condanna del giudice Giovanna Scibilia per tre dei cinque autori della maxi truffa da 300mila euro lungo l’asse Roma ? Gela ? Modica in danno della «Conad Sicilia», con la presentazione di false fideiussioni avvalorate addirittura da un timbro notarile taroccato, all’insaputa di un professionista romano.

Le condanne a otto mesi di carcere e 400 euro di multa sono arrivate per il ragusano Daniele Zago, 42 anni, per il romano Renato Fiacchi, di 60, e per il gelese Carmelo Chetti, 40 anni. E’ stata assolta per non aver commesso il fatto Mirella Quattrocchi, 41 anni, di Gela. Il giudice ha altresì dichiarato la nullità degli atti in riferimento alla posizione di Filippo Fardelli, da sempre irreperibile e del quale viene a questo punto messa in dubbio anche l’effettiva esistenza.

Il pm Diana Iemmolo aveva chiesto la condanna ad un anno e sei mesi e 600 euro per Fiacchi, Zago e Chetti. Un anno e 7 mesi e 800 euro per Fardelli e l´assoluzione per non avere commesso il fatto per la Quattrocchi. Furono i titolari della «Conad Sicilia» a fiutare l’imbroglio, rivolgendosi alla polizia che, dopo aver avviato le indagini, arrestarono le cinque persone.

Il quartetto venne poi rinviato a giudizio con l’accusa di truffa aggravata in concorso e falso in atto pubblico. Le fideiussioni fittizie furono stipulate con una società romana esistente solo sulla carta. Per mascherare la circostanza venne prodotta anche una falsa procura speciale in favore di Fardelli, che si munì di una scrittura privata fittizia sulla quale venne apposto il sigillo contraffatto di un notaio di Roma.

Proprio questa circostanza, unitamente ad un pizzico di fortuna, fu determinante per il fallimento della maxi truffa. I titolari della «Conad Sicilia» svolsero difatti le indagini di rito prima di firmare il contratto. Emerse un dato poco rassicurante: Chetti risultò difatti titolare di due supermercati a Gela, entrambi chiusi per fallimento. Venne allora consultato un notaio del posto per esaminare meglio la vicenda. Fu dunque il professionista a subodorare l’inganno: controllando i carteggi, si accorse difatti del timbro fasullo del suo collega romano.