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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:49 - Lettori online 1304
MODICA - 14/11/2012
Cronache - Pena di 2 anni e 8 mesi per l’incensurato Gianluca Cannata

Marijuana in garage, una condanna

Il pm aveva invocato la pena di quattro anni e 20 giorni di reclusione e 20mila euro di multa Foto Corrierediragusa.it

Condanna con il rito abbreviato per il netturbino arrestato lo scorso settembre dalla polizia perché accusato di aver coltivato una serra nel proprio garage, con piante di cannabis indica ad altezza d’uomo, in piena fioritura, con tanto di luce e ventilatori temporizzati per garantire rigogliosità alla coltivazione illegale di droga.

Il giudice Antongiulio Maggiore, concedendo le attenuanti generiche e pur qualificando il reato come grave, ha inflitto la pena di due anni e otto mesi di carcere al modicano 27enne incensurato Gianluca Cannata, difeso dall’avvocato Vincenzo Iozzia. L’imputato è stato altresì condannato al pagamento di 14mila euro di multa. Il pm Veronica Di Grandi aveva invocato la pena di quattro anni e 20 giorni di reclusione e 20mila euro di multa.

Il difensore dell’imputato aveva puntato la sua arringa sull’applicazione del comma 5 dell’articolo 23 della legge sugli stupefacenti, relativa alla fattispecie dell’ipotesi lieve per casi del genere e che diminuisce la pena, nel minimo, ad un anno di carcere. A far scoprire la mini serra illegale di Cannata ai poliziotti era stato l’acre odore tipico della marijuana che si sprigionava dal garage di via Sacro Cuore, a pochi passi dall’abitazione del modicano.

Un odore forte che aveva insospettito i vicini di casa. Gli agenti del commissariato di via Cornelia avevano quindi cominciato a tenere d’occhio le mosse di Cannata. Ben presto i poliziotti si erano resi conto dell’attività illegale del modicano, che aveva fatto crescere una pianta di cannabis indica di un metro e 80 di altezza, ed altre due di 140 centimetri circa.

Cannata, alla vista degli agenti, aveva tentato di negare le proprie responsabilità, asserendo che quel garage non fosse suo. Ma la chiave nel mazzo aveva smentito la versione dei fatti del netturbino, per i quale erano scattate le manette. Gianluca Cannata, cui erano stati concessi i domiciliari, era fin da subito tornato libero, come deciso dal gip, che, dopo la convalida dell’arresto, aveva disposto la remissione in libertà subordinata alla firma quotidiana in commissariato.

Nella foto il tribunale di Modica