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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 389
MODICA - 11/11/2012
Cronache - L’ex assessore provinciale si occupò di un paio di progetti per creare occupazione

Moglie e figlio di Floriddia al Copai, ma non solo loro

Le assunzioni riguardarono parecchie altre persone, almeno una cinquantina, alcune delle quali parenti o amiche di altri assessori provinciali, dal momento che i progetti venivano poi approvati dall’intera giunta di palazzo di viale del Fante
Foto CorrierediRagusa.it

E’ Giancarlo Floriddia (nel riquadro della foto dell´ingresso della sede del Copai) l’ex assessore provinciale citato in aula dal colonnello Dieghi e dal maresciallo della Finanza Giaquinta, in ordine alle indagini a suo tempo svolte sul Copai e rievocate in aula nell’ambito del procedimento a carico di 17 persone. I due finanzieri avevano dichiarato in aula, rispondendo alle domande del pubblico ministero Francesco Puleio, che Floriddia si sarebbe occupato di far approvare alcuni progetti del Copai, intercettando i fondi comunitari per il finanziamento.

Di contro, stando sempre a quanto esposto in aula dai due militari nell’ambito delle rispettive deposizioni, il Copai avrebbe assunto alle proprie dipendenze la moglie e il figlio dell’allora assessore provinciale al territorio ed ambiente. In aula è stato quindi fatto il solo nome di Giancarlo Floriddia, che, nel 2008, fu peraltro indagato nell’inchiesta che sfociò poi nel processo noto come «Modica bene». Floriddia, assolto assieme agli altri coimputati, all’epoca si dimise da assessore provinciale un paio di settimane dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia.

Pertanto Floriddia, coinvolto in quell’altra inchiesta, si fece da parte e non poté più seguire da vicino i progetti che aveva contribuito a mettere su per il Copai: uno nel campo turistico, e l’altro relativo alla depurazione delle acque reflue. I due progetti, che avrebbero fornito lavoro a tempo determinato a circa 40 giovani, si arenarono nella fase attuativa, assieme ad altre iniziative similari, per una serie di rimpalli di responsabilità tra i dirigenti che li avrebbero dovuti seguire.

All’epoca, oltre al figlio e alla moglie di Floriddia, vennero assunte parecchie altre persone, almeno una cinquantina, alcune delle quali parenti o amiche di altri assessori provinciali, dal momento che i progetti venivano poi approvati dall’intera giunta di palazzo di viale del Fante, come da prassi. Essendo il Copai un ente privatistico, le assunzioni non venivano effettuate tramite concorsi o bandi pubblici, perché non vi era nessuna norma restrittiva in tal senso.

Le assunzioni venivano perfezionate sulla base delle professionalità dei candidati attraverso dei colloqui, che facevano seguito anche a delle segnalazioni politiche. Doveva poi essere l’ente attuatore dei progetti, vale a dire il Copai, a garantire il prosieguo dei progetti, che, dopo gli atti d’indirizzo, sarebbero dovuti essere gestiti da appositi dirigenti. Quegli stessi dirigenti, che, come accennato, non furono in grado di assolvere al loro compito, facendo naufragare le aspettative di tanti giovani che avevano investito nel Copai tempo, risorse e professionalità.

Prima che i progetti naufragassero, alle persone assunte per consulenze varie venivano erogati dai sette agli otto mila euro mensili, come specificato in aula dai due finanzieri, secondo cui le assunzioni di determinate persone, tra cui i parenti stretti di Floriddia, avrebbero fatto seguito all’intercettazione dei fondi comunitari per il finanziamento dei suddetti progetti. In ogni caso, come accennato, non furono solo i familiari di Floriddia ad essere assunti nel Copai.

D’altronde non fu mai dimostrato un nesso tra le assunzioni di persone vicine a esponenti politici e istituzionali e l’intercettazione dei fondi comunitari, che si sarebbe palesato nell’ipotesi di reato prospettabile di abuso d’ufficio, come testimoniato dalla mancata iscrizione nel registro degli indagati di componenti della vecchia amministrazione provinciale.

Tra i 17 imputati nel procedimento vi sono invece il già deputato regionale Riccardo Minardo, la moglie Giuseppina Zocco, la già presidente del Copai Sara Suizzo, il marito Mario Barone e l’imprenditore di Santa Croce Pietro Maienza. I cinque rappresentano gli imputati principali e devono rispondere delle accuse di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, malversazione, estorsione, emissioni di fatture false e favoreggiamento.


COLUMBUS DAY
14/11/2012 | 21.22.56
attila

Il Presidente - come qualcuno insinua - non dormiva, ma era al Columbus Day a New York o ad una dei tanti gemellaggi, dove si era recato (ovviamente A SPESE NOSTRE, sennò Colombo si offende) con un´allegra comitiva di politici e funzionari provinciali... Magnamagna, ´non vedere, non sentire e non parlare´... Alla faccia di Columbus e di chi non arriva alla fine del mese!
A proposito, li conoscete gli stipendi dei funzionari dell´Amministrazione Provinciale? Eccoli:
http://www.provincia.ragusa.it/trasparenza/retribuzioni[_]dirigenti[_]2011.pdf


copai
14/11/2012 | 14.14.35
giuseppa

Ma,il Presidente di questa giunta provinciale era nel mondo di Morfeo?
Oppure non partecipava all´approvazione di queste delibere.


GIUSTIZIA
12/11/2012 | 13.09.49
ibleo

Galera a vita e sequestro di tutti i beni, da lasciarli sul lastrico....


..W le PROVINCE.....
12/11/2012 | 13.03.59
peppino72

......e perchè mai dovremmo cancellarle le PROVINCE?????
La nostra identità, la ragusanità....
Ah! ecco un motivo per non cancellarli......
E ora poveri meschini politici come continuare a fare affari???
A CASA....TUTTI A CASA....ANDATE A LAVORARE!!!!!!!!!!!


FAMILY DAY
12/11/2012 | 10.32.51
attila

Art. 1) L´Italia è una repubblica ´democratica´ (af)fondata sul principio "TENGO FAMIGLIA, PROVVEDETE VOI".