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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 662
MODICA - 10/11/2012
Cronache - Epilogo giudiziario dell’incidente mortale verificatosi la mattina del 5 maggio 2011

Morte Chiara: condanna per autista

La lievità della condanna è data dal fatto che il magistrato ha equamente diviso la colpa dell’incidente mortale tra lo stesso imputato e la ragazzina che ci lasciò la vita Foto Corrierediragusa.it

E’ stato condannato in udienza preliminare per omicidio colposo l’autista Ast, che, inavvertitamente, investì la studentessa Chiara Modica (foto) mentre, in sella allo scooter, stava recandosi a scuola. La vita della giovane fu spezzata ad appena 15 anni quella tragica mattina del 5 maggio 2011.

Il gup Maria Rabini ha inflitto al 54enne modicano G.C., difeso dall’avvocato Carmelo Scarso, la pena di un anno e due mesi di carcere, concedendo la sospensione condizionale. La lievità della condanna è data dal fatto che il magistrato ha equamente diviso la colpa dell’incidente mortale tra lo stesso imputato e la ragazzina che ci lasciò la vita. L’autista del bus di linea è stato altresì condannato al risarcimento dei danni alla famiglia della vittima, costituitasi parte civile.

La sentenza sarà depositata entro 90 giorni. L’incidente mortale pare fu causato anche dalla fuorviante segnaletica verticale e orizzontale che caratterizzava il piazzale Baden Powell, area dove si verificò il tragico evento. A questa conclusione si era arrivati sulla base della perizia redatta dal consulente tecnico d’ufficio della procura, il geometra Munzone di Catania.

La 15enne trovò la morte quella fatidica mattina mentre, in sella al proprio scooter, stava recandosi all’istituto tecnico commerciale «Archimede». Nel fare manovra, l’autista del mezzo pubblico investì la ragazza, senza neanche accorgersene. La perizia del consulente tecnico d’ufficio nominato dalla procura accertò che nell’assurdo incidente che spezzò la vita della studentessa, la responsabilità era da addebitare al conducente dell’autobus.

Nella parte finale della relazione peritale del geometra catanese si leggeva testualmente che «Le cause sono da ricercarsi nella condotta di guida imprudente del conducente l’autobus coinvolto nel sinistro, il quale, operando una manovra di svolta a sinistra senza preventivamente guardare attraverso lo specchio retrovisore di sinistra che la strada fosse libera di persone o mezzi, stringeva sulla fiancata destra il ciclomotore guidato dalla vittima, facendogli perdere l’assetto di guida».

Le successive perizie di parte stabilirono altresì che anche la giovane sorpassò il mezzo pesante in un cosiddetto «punto cieco», laddove la visibilità da parte del conducente, anche dagli specchietti retrovisori, era pressoché nulla. Da qui la decisione del magistrato di dividere la responsabilità per il 50% all’imputato, e per il restante 50% alla vittima. La giunta comunale, da parte sua, senza fondati motivi, aveva spostato la fermata dei bus dall’originaria sede di piazzale degli Oleandri, nei pressi dell’istituto alberghiero «Principi Grimaldi», al piazzale Baden Powell, dove si verificò l’assurda tragedia.