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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 571
MODICA - 09/10/2012
Cronache - L’escalation dura da 3 anni con 150 cassonetti in fumo

A Modica bruciati 4 cassonetti in appena una settimana

Il titolare della ditta Puccia: "Mi vogliono far mollare" Foto Corrierediragusa.it

Quattro cassonetti dati alle fiamme in meno di una settimana nelle zone rurali e al quartiere Sorda. Gli ultimi due contenitori per la raccolta della spazzatura sono stati incendiati nella notte tra sabato e domenica nella zona che collega la parte terminale di via Risorgimento con corso Sandro Pertini, dove insistono le case popolari.

Pochi giorni prima era toccato ad altri due cassonetti posizionati in contrada Trecasucce, dove insiste anche una discarica abusiva più volte bonificata dal comune. Si tratta di autentici raid incendiari tesi, evidentemente, ad intimidire e danneggiare la ditta modicana «Puccia», che, oramai da anni, gestisce, seppure in regime di proroga, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Modica. Raid che si protraggono oramai da tre anni a questa parte e che presentano numeri inquietanti: 150 cassonetti distrutti in 36 mesi, ad una media di quasi uno a settimana, per un danno complessivo di oltre 50mila euro patito dalla «Puccia».

A tutt’oggi, nessuno dei piromani è stato finora assicurato alla giustizia. Però, stavolta, qualcosa potrebbe cambiare. L’ultimo incendio non è difatti passato inosservato. Pare che un residente del quartiere Sorda, dal proprio balcone di casa, abbia visto quattro persone parlottare tra loro, per poi allontanarsi velocemente mentre le fiamme divampavano dai due cassonetti andati completamente distrutti. L’intera scena sarebbe stata ripresa con un telefonino, e le immagini pare siano già al vaglio degli inquirenti per risalire all’identità del quartetto.

Non si tratterebbe di immagini nitide, ma si sarebbero comunque già rivelate importanti per il prosieguo delle indagini, che, almeno finora, non hanno sortito gli effetti voluti. Giorgio Puccia, titolare dell’omonima ditta che continua a subire gli attentati incendiari, non nutre alcun dubbio sull’obiettivo dei piromani: «Vogliono indurmi a lasciare – dice Puccia – e forse ci riusciranno, perché mi sono davvero stufato. Ma prima – conclude Puccia – devo ottenere i soldi che mi sono dovuti dal comune, e che ho finora anticipato di tasca mia per pagare i netturbini». La «Puccia» è fuori di sette mesi, per complessivi due milioni e mezzo che deve introitare da palazzo San Domenico.