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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 1066
MODICA - 12/03/2008
Cronache - Modica - Avrebbe raggirato i suoi clienti per oltre due milioni di euro

Rinviato a giudizio il ragioniere fiscalista col pallino della truffa

Giuseppe Spadaro comparirà dinanzi al Tribunale il 14 maggio Foto Corrierediragusa.it

Rinvio a giudizio per il ragioniere fiscalista Giuseppe Spadaro, 49 anni. Il professionista, che risulterebbe comunque auto sospeso dall’ordine dei consulenti del lavoro già dal 2005, dovrà comparire dinanzi al collegio penale del tribunale di Modica il prossimo 14 maggio per rispondere di truffa aggravata e appropriazione indebita in danno dei suoi clienti, ai quali avrebbe sottratto somme per complessivi due milioni di euro.

Questo stando almeno alle denunce sporte da alcune delle persone truffate, riunitesi in un comitato. Parallelamente al processo penale ne comincerà un altro civile a carico di Giuseppe Spadaro, intentato da una società costretta a chiudere per fallimento e alla quale l’imputato avrebbe sottratto indebitamente circa 300mila euro. Di recente anche la Guardia di finanza si era presentata nell’ufficio ? abitazione di Spadaro, in via Sacro Cuore, sequestrando numerosi documenti contabili.

L’avvocato Mario Caruso, difensore di fiducia dell’imputato, stempera i toni della vicenda. Secondo il legale i fatti sarebbero stati ingigantiti da alcune delle persone raggirate dal suo assistito. Secondo l’accusa, Giuseppe Spadaro intascava i soldi dei suoi clienti, invece di versarli allo Stato. Alcuni degli ignari truffati verserebbero sull’orlo della rovina economica, con le automobili o addirittura le case messe all’asta dopo il pignoramento da parte della «Montepaschi Serit» per il mancato introito di quelle somme che gli interessati erano convinti d’aver versato.

Sono stati appena in sette a sporgere denuncia: si tratta delle persone truffate in grado di poterlo provare, perché in possesso delle copie degli assegni versati e dei movimenti dei rispettivi conti correnti. La maggior parte dei truffati aveva difatti pagato in contanti, senza chiedere al ragioniere ricevute o altro per il versamento delle somme che, invece che nelle casse dell’ufficio delle entrate, sarebbero finite nelle tasche dell’indagato.