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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1224
MODICA - 19/08/2012
Cronache - Rigettate dal gip le richieste di remissione in libertà

Truffe immobiliari: gli arrestati rimangono ai domiciliari

L’unica indagata a tornare libera era stata Lisa Persiani

Rigettate dal gip Lucia De Bernardin le richieste di revoca dei domiciliari per quattro delle cinque persone, tra imprenditori e collaboratori, finite in manette qualche settimana fa per associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Restano quindi agli arresti domiciliari nelle rispettive abitazioni Giovanni e Cristina Conti, di 49 e 26 anni, Maria Campo, di 47, residenti tra Ragusa e Modica e difesi dall’avvocato Mario Caruso, e Carmelo Nobile, 48 anni, difeso dagli avvocati Di Paola e Platania.

Pare che il magistrato abbia deciso di non revocare la misura restrittiva per scongiurare il rischio di inquinamento delle prove. I legali a questo punto hanno avanzato la richiesta di remissione in libertà per i loro assistiti al tribunale della libertà di Catania, dopo il rigetto della medesima richiesta dal parte del gip del tribunale di Modica. Lo stesso magistrato aveva qualche giorno fa deciso di revocare i domiciliari a Lisa Persiani, 29 anni.

La donna, dipendente di una società immobiliare entrata nel mirino della Guardia di finanza nell’ambito delle indagini durate oltre un anno e che hanno riguardato un quinquennio di attività delle persone finite in manette, era tornata libera alla luce della sua marginale posizione nella vicenda. Nell’interrogatorio di garanzia la Persiani aveva riferito di non sapere nulla di presunte truffe, ma di seguire alla lettera le indicazioni che le venivano fornite dai suoi superiori.

In sostanza, la Persiani non discuteva, ma eseguiva, ignara degli altarini saltati fuori dalle indagini dei Finanzieri. Tutti gli imprenditori e i loro stretti collaboratori sono incensurati. La Guardia di finanza contesta ai cinque soggetti diverse circostanze: immobili «fantasma» ceduti ad ignari acquirenti, atti di compravendita fasulli, pagamenti effettuati con assegni scoperti o comunque non incassabili.

E poi ancora fatture per la ristrutturazione di edifici non del tutto pagate alle ditte responsabili dei lavori e acquisizioni di quote di società con meccanismi poco ortodossi, il tutto con la connivenza di una mezza dozzina di prestanome, anche tramite società compiacenti, con dichiarazioni mendaci per sviare le indagini delle Fiamme gialle.