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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 733
MODICA - 08/08/2012
Cronache - Mohamed Bourbia, 31 anni, è uno dei basisti e responsabile della comunità islamica

VIDEO: sbarchi, 10 arrestati tra cui la guida spirituale

Arrestati pure due pozzallesi: Giuseppe Zocco, 36 anni, e Donato Angileri, 31 anni, proprietario del casolare di contrada Zimmardo Bellamagna, tra Modica e Marina di Modica, dove i clandestini venivano ospitati in maniera temporanea subito dopo lo sbarco sulle coste iblee Foto Corrierediragusa.it

C’era anche il giovane responsabile della comunità islamica di Pozzallo tra i basisti e le vedette che accoglievano a terra i clandestini dei viaggi della speranza, per poi ospitarli in un casolare in attesa di renderli uccel di bosco, sparsi in maniera illegale per il Paese.



Il tunisino, incensurato, era una sorta di Imam della cittadina marinara, che, approfittando della sua posizione, amava unire lo spirito religioso tipico di una guida morale e spirituale quale egli era, con la possibilità concreta di fare soldi a palate come basista per i viaggi della speranza. Come dire, spirito e materialismo.

Ma i Carabinieri hanno scoperto gli altarini, facendo scattare le manette non solo per la guida spirituale tunisina, Mohamed Bourbia, 31 anni, ma anche per i quattro complici, tutti insospettabili perché incensurati come l’Imam, di nazionalità tunisina, egiziana e palestinese. Si tratta di Mohamed Saidani, 33 anni, operaio tunisino; Adnan Essabah Mohamed Lufti, 35 anni, palestinese, residente a Malta e disoccupato; Mahoud Farag, 44 anni, egiziano, e Mohamed Krifa, tunisino, pescatore, 37 anni, residente a Pozzallo.

Arrestati pure due pozzallesi già noti per reati specifici: Giuseppe Zocco, 36 anni, e Donato Angileri, 31 anni, proprietario del casolare di contrada Zimmardo Bellamagna, tra Modica e Marina di Modica, dove i clandestini venivano ospitati in maniera temporanea subito dopo lo sbarco sulle coste iblee. Nella casa vi erano coperte, materassi, viveri e tutto il necessario per rifocillare i clandestini, in attesa d’essere spediti per varie destinazioni, facendo perdere le loro tracce. I disperati avrebbero sborsato sui 4-5 mila euro a testa. Proprio come nell’ultimo viaggio della speranza di 57 egiziani, verificatosi nella notte tra martedì e mercoledì scorsi e che ha consentito a Squadra mobile, Carabinieri e Guardia di finanza di scoprire tutto.

I clandestini stavano sbarcando a Cirica, nell’Ispicese. L’imbarcazione precaria stava però imbarcando acqua e per scongiurare possibili tragedie, i carabinieri, una cinquantina già appostati in zona, sono subito intervenuti. Contemporaneamente i militari hanno arrestato la guida spirituale e gli altri sei complici in una casa di Pozzallo, dove stavano discutendo gli ultimi dettagli organizzativi per lo sbarco che si stava consumando e che non sapevano essere già stato scoperto dalle forze dell’ordine. Da tempo, difatti, le mosse della banda erano tenute sotto controllo, così come i movimenti della precaria imbarcazione, grazie anche all’impiego di un aeromobile del 12mo elinucleo dei Carabinieri di Catania e del pattugliatore veloce del gruppo aeronavale della Guardia di finanza di Messina coordinato dal comandante Joselito Minuto.

Nella rete, oltre ai basisti e alle vedette, sono finiti anche i tre scafisti di nazionalità egiziana che stavano cercando di far perdere le proprie tracce durante i momenti concitati dello sbarco a Cirica. Ma il perimetro coperto dai militari dell’arma era talmente vasto che tutti i clandestini sono finiti nella rete. Complessivamente, quindi, gli arresti sono dieci, per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il gruppo farebbe parte di una organizzazione transnazionale con sede forse in Egitto e con ramificazioni anche a Malta.

«Proprio le autorità maltesi – ha detto il maggiore Massimiliano Pacetto delle Fiamme Gialle – talvolta sono da considerare «onnivore», nel senso che si limitano a controllare i movimenti dei presunti scafisti, talvolta segnalandone la presenza e talaltra chiudendo un occhio, facendo arrivare le imbarcazioni fino alle acque territoriali italiane, dove poi interveniamo».

Soddisfatto anche il dirigente della Mobile di Ragusa Francesco Marino, il quale evidenzia come «I movimenti di queste grosse organizzazioni dedite ai viaggi della speranza siano costantemente monitorati in provincia di Ragusa, al fine di stroncare questo biasimevole fenomeno». Il capitano dei Carabinieri Alessandro Loddo ha evidenziato la scaltrezza dei basisti, che, per evitare d’essere intercettati, utilizzavano sim card internazionali non registrate in telefonini usa e getta.

Nella casa di Pozzallo dov’era in corso la riunione dei basisti sono stati trovati anche un paio di bilancini di precisione per il confezionamento della droga, di cui però non c’era traccia. Le indagini proseguono anche in quest’ambito. Tutti gli arrestati sono stati rinchiusi nelle carceri di Ragusa e Modica. Le indagini sono state dirette dal sostituto procuratore Gaetano Scollo su coordinamento del procuratore Francesco Puleio.