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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:31 - Lettori online 1140
MODICA - 16/05/2012
Cronache - Sono 21 i medici del "Maggiore" e del "Guzzardi" iscritti nel registro degli indagati

Inchiesta morte Nicolò Di Rosa coinvolge ospedali di Modica e Vittoria

L’ipotesi di reato prospettabile dalla procura modicana è quello di omicidio colposo
Foto CorrierediRagusa.it

Mentre ha coinvolto nel frattempo due ospedali della provincia iblea l’inchiesta della procura di Modica per omicidio colposo, che vede 21 iscritti nel registro degli indagati, sono stati celebrati ieri pomeriggio, nella chiesa di Santa Maria di Portosalvo, a Pozzallo, i funerali di Nicolò Di Rosa (foto), 54 anni. Si tratta del paziente pozzallese deceduto lo scorso sette maggio nella sala tac all’ospedale «Maggiore» di Modica.

La folla di parenti ed amici ha rivolto quindi ieri l’ultimo saluto allo sfortunato Di Rosa, sul cui decesso sospetto le indagini si sono in queste ore estese dall’ospedale «Maggiore» di Modica al «Guzzardi» di Vittoria. Tra i 21 indagati, tra medici e chirurghi del «Maggiore», figurano difatti anche un paio di medici dell’ospedale vittoriese, dove Di Rosa era stato condotto in ambulanza con codice rosso dal «Maggiore», per accertamenti approfonditi, e dal quale il paziente era tornato addirittura con codice verde all’ospedale modicano, dov’era stato nel frattempo liberato il posto letto a beneficio di un altro degente, perché non ci si attendeva il ritorno di Di Rosa dal «Guzzardi». E così Di Rosa sarebbe rimasto per oltre sei ore su di una barella, nel reparto di chirurgia del «Maggiore». Poi il decesso, immediatamente prima che il paziente fosse sottoposto alla tac. Da qui la denuncia dei familiari, che paventano un ennesimo caso di malasanità.

Tra la trombosi alla base dell’embolo fatale e il decesso, stando a quanto contenuto nella denuncia depositata in procura, sarebbero difatti trascorse ben 36 ore, senza che gli esami specialistici accertassero le cause del malessere di Di Rosa. In extremis si era optato per la tac, ma era già troppo tardi. Di Rosa era stato ricoverato al «Maggiore» per dei frequenti attacchi di vomito causati, a quanto pare, da un’ulcera duodenale. L’intervento per la riduzione dell’ulcera era perfettamente riuscito, e anche il decorso operatorio non aveva presentato problemi.

Poi, all’improvviso, il peggioramento delle condizioni cliniche, con il trasferimento in codice rosso al «Guzzardi» di Vittoria e il ritorno, giudicato «sospetto» nella denuncia, con codice verde in ambulanza al «Maggiore» di Modica. Da qui l’iscrizione nel registro degli indagati di 21 tra medici e chirurghi dei due nosocomi, e in particolare dei reparti di chirurgia, cardiologia, medicina e anestesia dell’ospedale modicano. Proprio al «Maggiore» Di Rosa sarebbe stato trasferito da un reparto all’altro, fino alla sala tac, dove poi è avvenuto il decesso.

A questo proposito sono state acquisite tutte le cartelle cliniche dei vari reparti dove è stato ricoverato il paziente, nell’ambito delle indagini disposte dalla procura modicana. Di Rosa, qualche settimana fa, era stato sottoposto lo scorso marzo ad un delicato intervento chirurgico per problemi cardiaci all’ospedale di Bergamo, dove l’uomo lavorava. L’autopsia effettuata lunedì, oltre ad accertare le reali cause del decesso, quasi certamente dovute all’embolia causata dalla trombosi, dovrà altresì appurare se il precedente intervento chirurgico effettuato nel Bergamasco possa aver influito nel sorgere dell’embolo, e se i ritardi tra l’individuazione dell’anomalia e il decesso, 36 ore, possano essere risultati determinanti.

L’autopsia è stata effettuata dai consulenti tecnici nominati dalla procura, Lo Cascio e Trombatore, alla presenza del perito Iuvara, nominato dai difensori degli indagati, e del dottore Coco, nominato dallo studio legare Gennaro di Siracusa, che assiste i familiari della vittima. Le risultanze ufficiali dell’autopsia saranno rese note entro 60 giorni. Nicolò Di Rosa lascia una giovane moglie e un figlio sedicenne.

LA VICENDA DEL DECESSO SOSPETTO
Dal decesso sospetto di un degente al «Maggiore», verificatosi lo scorso 7 maggio, dopo un intervento di routine per la riduzione di un’ulcera, è scaturita un’inchiesta avviata dalla procura di Modica, che vede iscritti nel registro degli indagati 21 professionisti tra medici, infermieri e operatori sanitari del nosocomio modicano, nonché l’autista dell’ambulanza.

VITTIMA UN POZZALLESE DI 54 ANNI
La vittima è Nicolò Di Rosa, 54 anni, pozzallese. L’uomo lascia un figlio di 16 anni e la moglie. Proprio quest’ultima ha sporto denuncia in procura, tramite il proprio legale, dopo il decesso del marito. Da qui l’avvio dell’inchiesta che vede indagati, come accennato 21 soggetti, ciascuno in riferimento alle proprie responsabilità scaturenti dalle rispettive professioni e dal ruolo avuto nella vicenda. In particolare l’autista del mezzo di soccorso sarebbe accusato di presunti ritardi nel trasporto del degente dal «Maggiore» ad un centro specializzato, per degli accertamenti specifici urgenti. Bisogna quindi appurare se questi ritardi abbiano potuto influire sul decesso, che presenta parecchi punti oscuri, a cominciare proprio dalla causa effettiva.

L´AUTOPSIA SULLA SALMA
L’elemento scatenante della morte del paziente risulta difatti ancora poco chiaro, da qui la decisione di effettuare l’autopsia, svoltasi ieri pomeriggio nell’obitorio del «Maggiore». Si presume che l’arresto cardiorespiratorio sia stato causato da una sospetta embolia, sulla cui causa scatenante dovrà far luce l’esame autoptico. L’avviso di accertamento tecnico non ripetibile era arrivato sabato scorso al domicilio degli indagati.

I PRODROMI DELLA TRAGEDIA
Di Rosa era stato condotto in ambulanza da Pozzallo all’ospedale di Modica circa un mese e mezzo fa . Dopo un primo ricovero in cardiologia lo scorso 27 aprile, l’uomo era stato poi trasferito in chirurgia per essere sottoposto all’intervento di riduzione dell’ulcera. Pare che l’intervento chirurgico fosse completamente riuscito. Anche il decorso post operatorio era rientrato nei parametri. Poi però l’improvvisa complicanza data dall’embolia e quindi il decesso pressoché immediato, dinanzi alla sconcertata consorte, che, paventando l’ennesimo, presunto caso di malasanità, si era rivolta alla procura per presentare la denuncia.

CHI ERA NICOLO´ DI ROSA
Gli avvocati difensori dei 21 indagati stanno in queste ore studiando le carte, sentendo la versione dei fatti dei rispettivi assistiti, in attesa di conoscere i primi esiti ufficiosi dell’autopsia di ieri, per capirci qualcosa in più sulla causa scatenante del decesso di Nicolò Di Rosa, che, come accennato, lascia la moglie e un figlio di 16 anni. Pare che l’uomo risiedesse da qualche anno nella cittadina marinara con la sua famiglia ma si trovasse spesso in un paese del Nord Italia, dove lavorava. La salma di Nicolò Di Rosa è stata restituita ai parenti per la celebrazione dei funerali.