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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:04 - Lettori online 822
MODICA - 11/05/2012
Cronache - Fissata al prossimo 27 settembre

Udienza preliminare e richiesta rinvio a giudizio per Puccia

I reati contestati, limitatamente alle responsabilità dei singoli imputati, spaziano dalla turbata attività d’incanti alla truffa aggravata ai danni del comune, passando per la frode nell’appalto del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti
Foto CorrierediRagusa.it

Fissata al prossimo 27 settembre l’udienza preliminare con la richiesta di rinvio a giudizio a carico degli otto imputati dell’inchiesta sull’appalto e sulla gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Modica. Per tutti, come accennato, la procura ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio, dopo che le indagini si erano concluse lo scorso 27 gennaio.

Dinanzi al gup dovranno comparire il dirigente del settore ecologia Giorgio Muriana, Giorgio Puccia (foto) e i due figli Paolo e Giuseppe, tutti e tre titolari dell’omonima impresa che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Modica. Dinanzi al magistrato compariranno anche l’ex assessore all’ecologia Tiziana Serra, e i dipendenti Giovanni Baglieri, Fabio Cataudella e Antonino Scarso. I reati contestati, limitatamente alle responsabilità dei singoli imputati, spaziano dalla turbata attività d’incanti alla truffa aggravata ai danni del comune, passando per la frode nell’appalto del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Senza contare i reati ambientali scaturenti dalla violazione della normativa in materia. A Giorgio Puccia vengono altresì contestati episodi di minacce, vessazioni ed intimidazioni, oltre all’estorsione ai danni di un paio di dipendenti. Stando a quanto appurato da Guardia di Finanza e Polizia, nelle indagini congiunte protrattesi per mesi ed originatesi dall’affidamento in appalto del servizio nel 2009, in regime di proroga, Puccia avrebbe costretto il responsabile del lavaggio dei cassonetti della spazzatura a smaltire illegalmente i reflui sulla riva del fiume Irminio. Si tratta di rifiuti tossici e pericolosi, in quanto contenenti gli agenti chimici dei prodotti per il lavaggio dei cassonetti. Tutto questo per diminuire i costi di smaltimento legale ed accrescere i ricavi. I cantieri della «Puccia», ai quali erano stati apposti i sigilli, sono stati poi dissequestrati.