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Lunedì 21 Maggio 2018 - Aggiornato alle 16:31
MODICA - 28/04/2012
Cronache - Inchiesta della procura. Sigilli apposti dai Carabinieri

Sequestrata area ex foro boario per restringimento fiume

Nelle prossime ore potrebbe registrarsi nel registro degli indagati l’inserimento di uno o più nomi dei soggetti, che, ciascuno per le proprie responsabilità e per le rispettive mansioni, hanno avuto a che fare con la vicenda
Foto CorrierediRagusa.it

Invece delle indagini geognostiche, sono saltati fuori i sigilli dei Carabinieri nell´alveo del fiume che scorre lungo l’ex foro boario al quartiere Fontana (foto). L’area è stata posta sotto sequestro ieri mattina dai militari dell’arma su decisione della procura che ha avviato un’inchiesta per far luce sulla controversa vicenda della costruzione di sette palazzi di sei piani ciascuno nella zona.

Si tratta del progetto complessivo di 17 milioni di euro a compartecipazione pubblico - privata, con la Regione che mette 6 milioni e mezzo, il privato (la Edilzeta di Zaccaria) 10 milioni, e il comune 484 mila euro, l’equivalente del prezzo del terreno ceduto per la realizzazione dei palazzi. L’abuso contestato consisterebbe in particolare nella creazione di un viottolo che si addentra all’area in oggetto e che avrebbe determinato il restringimento del letto del torrente da 15 a 2 metri.

Il viottolo era stato in gran parte rimosso in questi giorni dopo le segnalazioni dei residenti. I Carabinieri si sono quindi recati ieri mattina in zona e hanno apposto i sigilli proprio in corrispondenza di quel che resta del viottolo. Sigilli che testimoniano come l’area sia stata posta sotto sequestro giudiziario nell’ambito dell’inchiesta, che potrebbe presto vedere uno o più nomi nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di abuso d’ufficio, in riferimento a presunte difformità in materia edilizia tra il progetto presentato ai competenti uffici e quello esecutivo, che sarebbe già stato oggetto di alcune sostanziali modifiche in corso d’opera, tra cui il viottolo abusivo d’accesso all’area poi in gran parte smantellato.

Nelle prossime ore, come accennato, potrebbe registrarsi nel registro degli indagati l’inserimento di uno o più nomi dei soggetti, che, ciascuno per le proprie responsabilità e per le rispettive mansioni, hanno avuto a che fare con la vicenda, che, da qualche mese a questa parte, si era contraddistinta per un rimpallo di competenze e pareri tra comune, genio civile e soprintendenza, guarda caso gli stessi attori della vicenda che avevano organizzato le indagini geognostiche, che sarebbero dovute partire lunedì scorso.

Tutto è stato evidentemente bloccato dall’inchiesta avviata dal procuratore Francesco Puleio. Il progetto era stato presentato alla Regione nell’ambito di un apposito bando per la riqualificazione di determinate aree. Nei fatti, però, il progetto è quasi identico ad una lottizzazione, come ben sanno i residenti del quartiere che hanno minacciato d’incatenarsi per impedire l’avvio dei lavori di realizzazione dei sette palazzi.

I residenti, oltre alla gravità dell’impatto ambientale e dell’ulteriore cementificazione di uno dei polmoni verdi più belli di Modica, temono per la loro incolumità, dal momento che gli edifici impedirebbero in maniera fin troppo pericolosa ed evidente il normale deflusso delle acque piovane, che già adesso allagano i terreni circostanti anche in occasione di piogge moderate. Il soprintendente Alessandro Ferrara aveva chiarito al telefono che il complesso edilizio doveva essere unico, e non composto da sette edifici, in quanto separati tra loro da spazi troppo angusti e quindi poco funzionali.

Sempre Ferrara aveva dato istruzioni affinché i piani non fossero sei, ma di meno, in quanto l’altezza degli edifici era ritenuta eccessiva sotto il profilo dell’impatto ambientale. Ancora il soprintendente aveva fatto presente che il complesso edilizio non poteva estendersi in larghezza per le porzioni di terreno indicate nel progetto, perché ritenute eccessive. Ferrara aveva precisato che si trattava di pareri informali forniti anche in occasione di un precedente sopralluogo. Nulla di ufficiale, insomma, perché ancora nessun documento era stato sottoposto all’attenzione del soprintendente.