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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:19 - Lettori online 837
MODICA - 20/03/2012
Cronache - Manette per Jamel Harchani, detto «Jimmy»

VIDEO - Arrestato pusher dell´eroina costata la vita a Irene Carletti

A distanza di un mese e un giorno dal tragico evento, la polizia è riuscita a mettere le mani sul presunto pusher, che, per il momento, non è accusato di omicidio colposo, ma solo di detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio
Foto CorrierediRagusa.it

SOTTO LA NOTIZIA I VIDEO DELL´INTERVISTA AL QUESTORE DI RAGUSA FILIPPO BARBOSO E DELLO STRALCIO DELLA CONFERENZA STAMPA IN PROCURA A MODICA

«Spacciatore di morte». Così è stato definito dal questore Filippo Barboso il tunisino finito in manette con l’accusa di possesso di droga ai fini dello spaccio. Non si tratta di un pusher qualunque: Jamel Harchani (nella foto con la vittima Irene Carletti), 28 anni, detto «Jimmy», è ritenuto essere colui che ha venduto la dose di eroina risultata letale per la povera Irene Carletti, la 32enne originaria di Padova e da qualche mese residente nella frazione rurale modicana di Frigintini, nella cui abitazione la giovane era stata rinvenuta cadavere.

A distanza di un mese e un giorno dal tragico evento, la polizia è riuscita a mettere le mani sul presunto pusher, che, per il momento, non è accusato di omicidio colposo, ma solo di detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio. L’arresto è stato effettuato a Vittoria, dove il pusher aveva una sorta di quartier generale. Per eludere le perquisizioni personali, il pusher nascondeva le dosi in bocca, dopo aver dato appuntamento agli assuntori nei pressi della sua abitazione.

La competenza territoriale del caso è quindi della procura di Ragusa, ma i dettagli dell’arresto sono stati illustrati nel palazzo di giustizia di Modica dal procuratore capo Francesco Puleio, alla presenza del già citato questore Barboso, nonché del dirigente a scavalco del commissariato di Modica Antonio Ciavola e dell’ispettore Rosario Sigona. E’ stata l’eccessiva «passione» per il suo «lavoro» a far finire «Jimmy» nella rete degli investigatori: il tunisino, difatti, trattava con tutte le attenzioni i suoi «clienti», quasi «coccolandoli».

Se questi ultimi non si facevano sentire, perché magari in bolletta, era lo stesso «Jimmy» a contattarli, proponendo loro «roba buona», anche a credito. Magari è successa la stessa cosa anche con il compagno della Carletti, un coetaneo originario di Chiaramonte, che, a sua volta, pare avesse ceduto la dose letale di eroina alla ragazza. Mentre la salma di Irene Carletti riposa a Padova, dove sono stati celebrati i funerali, le indagini proseguono per accertare se il decesso sopraggiunto per «shock cardiorespiratorio per assunzione di sostanza stupefacente», come emerso dall’autopsia, sia stato scatenato da una dose tagliata male, o, al contrario, dalla dose di eroina troppo pura. Resta indagato, ma per omissione di referto, anche il medico soccorritore che giunse in casa della Carletti dopo la chiamata di soccorso dei familiari. Tornando all’arresto di Jamel Harchani, pare che il pusher fosse molto «popolare» tra gli assuntori, non solo del comprensorio ipparino, ma anche tra i tossicodipendenti del resto della provincia.

Una sorta di punto di riferimento della droga, complice anche, come accennato, l’atteggiamento fin troppo «attento» del presunto pusher tunisino, che, a giro, contattava egli stesso i «clienti» per proporre l’acquisto di eroina o altra droga di prima scelta. Irene Carletti si era stabilita nella frazione rurale modicana subito dopo l’estate, assieme al suo compagno, già noto agli archivi degli inquirenti per reati di droga. Era stato lo stesso convivente, come accennato, a trovare il corpo senza vita della donna al ritorno dal lavoro.

La salma era già stata composta nella bara, dopo l’intervento del medico che non aveva presentato regolare referto. La polizia, avvisata dell’accaduto, aveva informato il magistrato che aveva poi disposto l’autopsia. Ora, invece, l’arresto del presunto spacciatore di morte. «Jimmy» è stato rinchiuso nel carcere di Modica Alta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

SOTTO, I VIDEO DELL´INTERVISTA AL QUESTORE DI RAGUSA FILIPPO BARBOSO E DELLO STRALCIO DELLA CONFERENZA STAMPA IN PROCURA A MODICA CON I DETTAGLI ILLUSTRATI DAL PROCURATORE CAPO FRANCESCO PULEIO