Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 825
MODICA - 02/02/2012
Cronache - Giovanna Caggi è deceduta al reparto di chirurgia del "Maggiore"

Morta la 75enne dell´incidente autonomo nello Sciclitano

Intanto, la situazione del reparto di Chirurgia, diretto dal primario Gaudenzio Aprile, resta abbastanza critica

È morta a distanza di 48 ore dal suo ricovero nel reparto di Chirurgia dell’ospedale «Maggiore» la 75enne di Scicli Giovanna Caggi, coinvolta nell’incidente stradale autonomo dello scorso lunedì in contrada Arizza, nello Sciclitano.

La donna era stata ricoverata lunedì pomeriggio in un letto barella del pronto soccorso e poi trasferita in Chirurgia, dov’era rimasta nello stesso letto per almeno 24 ore, prima di essere trasferita in un reparto, dove poi è deceduta.

Quello della Caggi è uno della circa mezza dozzina di decessi che si sono verificati nel solo reparto di Chirurgia nel gennaio appena trascorso. Nel 2011 erano, invece, stati oltre 182 i decessi nei vari reparti del nosocomio, con particolare riferimento a quello di Geriatria.

Intanto, la situazione del reparto di Chirurgia, diretto dal primario Gaudenzio Aprile, resta abbastanza critica, come testimoniato dall’ennesima lettera di uno dei parenti delle persone decedute. Tutto questo a causa della carenza di personale infermieristico ed ausiliario. La lettera parla, tra le altre cose, di richieste d’informazioni spesso non esaudite da medici e infermieri e di pazienti in letti barella, come nel caso della Caggi.

Da mesi, per le operazioni più delicate, l’Asp paga il chirurgo Giorgio Giannone, che viene un paio di volte al mese da Catania per operare a Modica. Un provvedimento che non migliora di molto la situazione del reparto, la cui carenza di personale è ormai cronica. Mentre oltre il 90 per cento degli addetti al Cup sono infermieri, così come accade negli ambulatori e in accettazione. È personale in esubero che potrebbe essere impiegato nei reparti, dove invece la carenza di personale è acuta e i pochi infermieri devono sobbarcarsi un carico di lavoro insostenibile. Spetterebbe alla direzione sanitaria del «Maggiore» o all’Asp provvedere al trasferimento degli infermieri nei reparti.