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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:21 - Lettori online 1417
MODICA - 30/11/2011
Cronache - Strascichi per l’operazione "Agenzia matrimoniale"

Presunto abuso di potere dei Carabinieri per una indagata?

"Ho sempre avuto e continuo ad avere massima stima dei carabinieri – dice il legale Poidomani – ma stavolta penso proprio che sia stato oltrepassato il limite"
Foto CorrierediRagusa.it

Carabinieri in borghese nel cuore della notte bussano in casa della donna marocchina di 34 anni indagata nell’operazione dei matrimoni di convenienza a pagamento combinati da una presunta organizzazione di marocchini e modicani e di cui la stessa marocchina sarebbe all’oscuro di tutto.

Il terrore della donna, che, dalla porta vetrata, scorgendo solo sagome indistinte e il fascio di luce di una torcia elettrica puntata addosso, pensa si tratti di ladri. E poi ancora il pianto delle sue due bambine di due e undici anni che passano dal tranquillo sonno alla paura di non rivedere più la loro mamma.

E’ quanto sarebbe accaduto a Modica nella notte tra il 28 e il 29 novembre, stando a quanto raccontato dal difensore della donna, l’avvocato Salvatore Poidomani, che ravvisa in questo presunto modo di agire dei Carabinieri un abuso di potere, che, stando a quanto dichiarato dallo stesso legale nell’ambito dell’incontro appositamente convocato, sarà segnalato alle autorità competenti perché, secondo il legale, potrebbero essere ravvisabili provvedimenti disciplinari a carico dei militari che hanno eseguito l’operazione.

«Ho sempre avuto e continuo ad avere massima stima dei carabinieri – dice Poidomani – ma stavolta penso proprio che sia stato oltrepassato il limite, soprattutto alla luce del fatto che i militari non dovevano arrestare la mia assistita, ma solo notificarle il provvedimento di firma periodica in caserma.

Le due bimbe – conclude l’avvocato – hanno subito un trauma infantile che potrebbero ricordare per tutta la vita». L’avvocato si riferisce alla presunta mancanza di delicatezza nei confronti delle due bimbe, tutte e due con cittadinanza italiana, che temevano che quegli uomini si portassero via per sempre la madre nel cuore della notte.

Secondo il legale, il provvedimento si sarebbe potuto notificare anche di primo mattino, dato che non sussisteva nessun pericolo di fuga. La nota beffarda della tragica vicenda è data dal fatto che la madre aveva detto alla figlia più grande di chiamare il 112, senza sapere che coloro che stavano bussando dalla porta finestra della cucina con una torcia in mano erano proprio carabinieri. L’equivoco è stato poi chiarito.

La donna, con la bimba di due anni in braccio, sarebbe stata invitata a recarsi subito in caserma. La marocchina indagata avrebbe rivestito solo un ruolo marginale nella vicenda. Per lo stesso giudice che ha ordinato il provvedimento restrittivo, la donna non avrebbe mai percepito denaro dalla presunta organizzazione che organizzava i matrimoni in maniera illegale per far ottenere alle donne il permesso di soggiorno o la cittadinanza italiana, con la connivenza dei mariti che percepivano un lauto compenso per prestarsi al gioco.

(nella foto: un momento della conferenza stampa)


MATRIMONI PER CONVENIENZA
Matrimoni di convenienza con un finale spesso a luci rosse. L’avevano studiata bene i 25 marocchini componenti di un’organizzazione che operava a Modica, con basisti in Marocco, che si stavano arricchendo con nozze all’estero o in Italia, spillando soldi alle avvenenti connazionali. La ragazze, tra i 25 e i 30 anni, convolavano a giuste nozze con modicani di mezza età accondiscendenti, ai quali andava parte della torta per sposarsi, e, qualche volta, pure per convertirsi all’Islam, quando i matrimoni venivano celebrati in Marocco.

Solo che le nozze poi non duravano e spesso gli sposini neanche conoscevano i reciproci nomi, non trascorrendo neanche una notte sotto il tetto coniugale. Alcune ragazze, che pagavano dai 5mila ai 10mila euro per trovare marito, si facevano mantenere, altre trovavano lavoro in night club e locali a luci rosse, mentre in poche si cercavano un lavoro onesto. Per celebrare nozze venivano bypassate le ordinarie procedure ministeriali, falsificando i documenti. Se i matrimoni venivano celebrati all’estero, si procedeva poi con il ricongiungimento del coniuge in Italia. Se la ragazza era già nel nostro Paese, le nozze servivano per ottenere o prolungare il permesso di soggiorno e, addirittura, acquisire la cittadinanza italiana. Ben dodici matrimoni di convenienza, ad una media di uno al mese, sono stati celebrati in Marocco e in Italia con il collaudato modus operandi dell’organizzazione, i cui componenti sono stati tutti denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e uso di documenti falsi.

Ad una dei componenti dell’organizzazione, una ragazza di Marrakech di 34 anni che aveva fatto sposare la sorella 19enne nientemeno che con un ultrasessantenne di Giarratana, è stato imposto l’obbligo di firma periodica dai Carabinieri. Le indagini sono partite proprio dalle voci che circolavano nel piccolo paese sul matrimonio dell’uomo, decisamente in età, con una diciannovenne straniera. I militari hanno indagato, con il coordinamento della procura, e sono saltati fuori gli altarini. L’uomo, messo alle strette dai militari, ha dichiarato di non conoscere neppure il vero nome della futura sposa, che avrebbe conosciuto chattando su Facebook.

Una versione che non ha affatto persuaso i Carabinieri, i quali hanno proseguito con le domande, scoprendo che l’ultrasessantenne non aveva trascorso neanche un minuto con la neo sposa, che sarebbe anche potuta essere sua figlia, data l’ampia differenza di età. I particolari dell’operazione, denominata «Agenzia matrimoniale», sono stati resi noti in procura dal procuratore capo Francesco Puleio, dal sostituto procuratore Gaetano Scollo e dal capitano dei Carabinieri di Modica Alessandro Loddo. Le indagini proseguono per accertare l’esistenza di altri eventuali complici dell’organizzazione.