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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:49 - Lettori online 1030
MODICA - 11/10/2011
Cronache - La decisione del magistrato

Resta in carcere il romeno che non ricorda il tentato stupro

L’episodio si è verificato dopo una serata trascorsa insieme ad una ragazza in un pub di via Grimaldi Foto Corrierediragusa.it

Resta in carcere il romeno arrestato giovedì dalla polizia per lesioni e tentata violenza sessuale. E’ quanto deciso dal gip al termine dell’interrogatorio in carcere. Il romeno aveva riferito al magistrato di non ricordare nulla del tentato stupro. Stando alle testimonianze raccolte dagli agenti, il romeno di 31 anni avrebbe tentato di stuprare la ragazza nei pressi di un pub, sulla scalinata della chiesa di San Pietro che sbocca in via Grimaldi.

Al rifiuto della giovane, il romeno avrebbe perso la testa, ma la ragazza tuttavia sarebbe riuscita a respingere le pesanti avances. Di tutto questo, però, l’immigrato non ricorderebbe nulla. Al magistrato il romeno avrebbe riferito solo d’aver bevuto parecchi drink con la giovane, che, in effetti, fu ritrovata all’alba del giorno dopo decisamente alticcia i piedi della scalinata, e quindi condotta in ospedale, dove non sarebbero emersi segni di violenza sessuale. Il romeno invece era stato arrestato poche ore dopo dai poliziotti nei pressi del quartiere Fontana.

LA NOTA DELLA CARITAS
Sull´episodio il direttore della Caritas di Noto, Maurilio Assenza ha diffuso una nota che invita alla riflessione e chiama in causa soprattutto le famiglie.
Dice Maurilio Assenza: "Fatti gravi come il tentato stupro di qualche giorno fa devono interrogarci. Al tempo stesso però, se vogliamo il bene delle nuove generazioni, dobbiamo cercare di farlo con lucidità, pacatezza, capacità di ritrovare le vie per una vita buona e bella. Bisogna anzitutto rendersi conto che il fatto si inserisce in una tendenza ad una vita dissipata che sta caratterizzando le notti nella nostra città da un po’ di tempo: tanti giovani e anche adolescenti, perfino ragazzine e ragazzini, stanno per nottate intere a bere, schiamazzare, sporcare, vivere una sessualità senza freni in vari luoghi del centro storico.

La prima domanda che sorge spontanea é: e i genitori, le famiglie cosa dicono loro, quali regole danno? Accanto alle famiglie sono interpellate le scuole, sempre più invivibili e deformate: le classi con numeri elevatissimi di alunni non permettono rapporti educativi, tutto si fa per adempimenti burocratici e per fini estranei alla cura formativa, senza più nemmeno il pudore di non dirlo. Anche la Chiesa e la città come comunità non può non sentirsi interpellata. Come Chiesa sentiremo dal Signore domenica prossima l’invito ad andare ai crocicchi delle strade, e l’icona della fedeltà al Vangelo resta quella del Buon Samaritano. Nella città abbiamo da tempo invitato ad un impegno convergente e costruttivo di forze politiche e sociali, abbiamo offerto occasioni come il convegno della Pasqua scorsa con sapienti testimoni ed educatori, abbiamo rinnovato l’invito a un «patto educativo» nel nome di don Puglisi. Un capitolo a parte è quello dell’immigrazione: non si può generalizzare, i problemi si aggravano quando mancano politiche di integrazione, quando viene meno lo Stato sociale. Gli immigrati «egoisticamente» ci servono per evitare il crollo demografico e di interi settori dell’economia o dell’assistenza. Più sapientemente, non lasciando sacche non coperte né dal diritto né dal controllo, dobbiamo pensare a percorsi di effettiva inclusione che diventano anche effettiva prevenzione del disagio e della violenza. Speriamo in confronti dai toni pacati, per costruire anzitutto una larga e condivisa alleanza educativa, per una cura più attenta dei nostri giovani, per uno sguardo responsabile sulla città".