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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:06 - Lettori online 1620
MODICA - 01/10/2011
Cronache - La decisione dei giudici del riesame di Catania

Cade l´accusa di peculato aggravato, Francesco Roccaro ritorna libero

Con il solo obbligo di firma periodica in commissariato
Foto CorrierediRagusa.it

Cade l’accusa di peculato aggravato per Francesco Roccaro (foto), che, di conseguenza, è tornato libero. La scarcerazione del dirigente di medicina dello sport del Centro unico di prenotazione di via Aldo Moro è stata decisa dai giudici del riesame di Catania, che, come accennato, hanno altresì ridimensionato le accuse a carico del modicano di 51 anni.

Roccaro ha quindi riacquistato la libertà, con la sola restrizione dell’obbligo della firma periodica in commissariato. L’uomo era rinchiuso nel carcere di Piano del Gesù dal giorno dell’arresto, operato dalla polizia poco più di un paio di settimane fa. A carico del modicano restano le accuse di assenteismo e truffa aggravata in concorso con Concetta Baglieri e Maria Grazia Elena Scivoletto, di 47 e 49 anni, entrambe modicane. Per queste ultime, ristrette ai domiciliari nelle rispettive abitazioni, è attesa la revoca della misura restrittiva per le prossime ore.

La Scivoletto esercitava altresì in maniera abusiva la professione d’infermiera, non possedendo la preparazione professionale e i titoli necessari, mettendo a rischio la salute dei pazienti. Roccaro e le due donne avevano rigettato gran parte delle accuse, dicendosi in sostanza estranei ai fatti nell’ambito degli interrogatori di garanzia. In oltre un’ora di interrogatorio dinanzi al magistrato, il dirigente di medicina dello sport aveva fornito la sua versione dei fatti.

Stando alle indagini, Roccaro era in vacanza a Malta mentre risultava in servizio in ufficio, con tanto di cinque ore di straordinario segnate, grazie alla connivenza delle due complici. Roccaro inoltre utilizzava gli uffici pubblici dell’Asp 7 come se si trattasse del suo studio privato. Soddisfatto della decisione del riesame l’avvocato Fabio Borrometi, che si era rivolto ai giudici etnei dopo che il gip di Modica aveva rigettato la richiesta di scarcerazione, o, in alternativa, dei domiciliari.

«Ritengo – dichiara Borrometi – che non erano mai sussistite a carico del mio assistito le esigenze del mantenimento della custodia cautelare in carcere per tutto questo tempo, venendo meno le possibilità di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove o tantomeno di fuga». Nelle prossime ore saranno altresì interrogati 22 impiegati del Cup indagati, che potrebbero rischiare la sospensione dal servizio dopo l’interrogatorio disposto dal magistrato, che valuterà caso per caso. Già da qualche giorno i 22 impiegati avevano ricevuto l’avviso di comparizione in tribunale. L’indagine della polizia sfociata nei tre arresti altro non è stata che la «coda» del primo blitz antiassenteismo condotto nel marzo 2010 in collaborazione con la guardia di finanza a palazzo San Domenico, sede del comune di Modica, e nella sede del Cup.

Proprio da quest’ultimo blitz erano proseguite le indagini, che, allora, portarono già all’arresto di un dipendente e del suo successivo allontanamento da parte della stessa Asp, che, in pratica, stando a quanto risultò dalle indagini, non aveva contezza del fatto che quel dipendente si assentasse a suo piacimento, dal momento che era senza mansioni effettive. Allora risultarono presenti in ufficio appena 15 dipendenti su 45. Nel frattempo anche quel dipendente è stato reintegrato nel posto di lavoro ma trasferito a Ragusa.


ahhhh!!
03/10/2011 | 19.07.39
Fabio

...meno male va, così magari lo rivediamo in tv questo gran simpaticone...e mi raccomando: ogni tanto una pausa dal lavoro prendiamocela.