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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 1055
MODICA - 29/09/2011
Cronache - Gli sviluppi del processo scaturito dall’operazione antidroga Campailla

Teste shock: droga a minori e pugni a donna incinta

Il teste ha riferito ai giudici di aver visto con i propri occhi uno degli imputati spacciare droga ai giovani studenti delle varie scuole di Modica, dalle medie alle superiori

Spaccio di droga nelle scuole, anche agli studenti minorenni. Botte da orbi ad un ragazzo e alla sua compagna in stato di gravidanza. Una testimonianza che ha lasciato di stucco l’aula quella riferita ieri mattina da una parte lesa nel processo scaturito dall’operazione antidroga «Campailla». Si aggrava quindi la posizione di Marco Ruta, 25 anni.

Il teste ha difatti riferito ai giudici di aver visto con i propri occhi Ruta spacciare droga ai giovani studenti delle varie scuole di Modica, dalle medie alle superiori. Il teste ha poi riferito d’essere stato picchiato da Ruta per un presunto ammanco di droga e soldi di cui, non è stato spiegato bene in base a quale motivo, l’imputato riteneva responsabile la parte lesa. Il giovane, che frequentava la zona dello spaccio di piazza Campailla, sarebbe così stato avvicinato da Ruta e da altri giovani, che lo avrebbero picchiato. Botte anche per la compagna, che, all’epoca, era incinta.

Per fortuna il feto non riportò danni. Sul banco degli imputati anche la fidanzata di Ruta, Mariagrazia Sammito, 21 anni. Coimputati nel procedimento Mauricio Edgar Affè, 22 anni; Billel Jallabi, 23 anni, tunisino residente a Modica; Tiziano Cicciarella, 19 anni; Rosario Lipari, 30 anni, e il ventinovenne Gianluca Nanì. Tutti sono ancora detenuti, ad eccezione di Jallabi, che si trova ai domiciliari in una comunità di recupero. I giovani furono arrestati nel corso dell’operazione antidroga, compiuta dai carabinieri nell’ottobre scorso per sgominare una organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti nella zona di piazza Albanese, comunemente chiamata piazza Campailla per la presenza del palazzo omonimo, da cui aveva preso il nome l’operazione. Stando alle indagini, la banda acquistava la droga a Palermo e a Vittoria per poi rivenderla a Modica.