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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1283
MODICA - 23/09/2011
Cronache - Il Gup Patricia Di Marco ha accolto la richiesta del procuratore Francesco Puleio

Sette rinvii a giudizio per la morte di Giuseppe Brafa

Il bambino fu sbranato dai cani nel marzo 2009 in contrada Pisciotto

Sette rinvii a giudizio a carico di altrettanti imputati del procedimento sui cosiddetti «cani assassini». E’ quanto deciso dal gup Patricia Di Marco, in accoglimento della richiesta avanzata lo scorso maggio dal procuratore capo Francesco Puleio. Dovrà comparire il prossimo 14 marzo dinanzi al collegio penale il pensionato sciclitano di 65 anni Virgilio Giglio, arrestato dai carabinieri nel marzo 2009, dopo la morte di Giuseppe Brafa, 10 anni, di Modica.

Il bambino fu sbranato vivo dai randagi, che, stando all’accusa, erano sotto la diretta custodia di Giglio. La tragedia si consumò a pochi passi dal casolare dell’imputato, attorno al quale orbitavano una ventina di cani. Dovranno comparire in tribunale anche il sindaco di Scicli Giovanni Venticinque e i tre veterinari incaricati del sopralluogo nel casolare di Giglio, ovvero Saverio Agosta, Antonino Avola e Roberto Turlà.

Rinviati a giudizio anche i dipendenti del comune di Scicli Salvatore Calvo e Giuseppe Pisana. Il processo riguarda anche il ferimento della giovane turista tedesca, verificatosi neanche 12 ore dopo la morte del bambino. La ragazza, aggredita dal branco mentre faceva jogging sulla spiaggia di Sampieri, rischiò di perdere un occhio. Le accuse vanno dall’omissione d’atti d’ufficio all’omicidio colposo, passando per lesioni personali in concorso ed interruzione di pubblico servizio.

Tra le parti civili nel procedimento i genitori, il nonno e lo zio del piccolo modicano, l´ Asp 7 di Ragusa, la ragazza tedesca ferita dai cani e il Comune di Scicli. Intanto lo scorso dicembre era stato stabilito il non doversi procedere dalla procura di Messina a carico dell’allora procuratore della Repubblica di Modica Domenico Platania in ordine a presunte responsabilità di quest’ultimo sulla vicenda dei cani assassini di contrada Pisciotto.

La procura peloritana, competente per territorio in caso di indagini a carico di altre procure dell’Isola, aveva ritenuto non sussistessero i presupposti minimi per ravvisare responsabilità a carico di Platania. Era stato l’allora comandante della polizia municipale di Scicli Franco Nifosì a rivolgersi alla procura di Messina, con un esposto indirizzato, tra gli altri, anche all’allora ministro della giustizia e al Consiglio superiore della magistratura.

Proprio quest’ultimo organo aveva invece inviato all’avvocato Gianluca Gulino, difensore di Nifosì, una breve comunicazione interlocutoria, annunciando delle verifiche sulla vicenda. Ma di queste presunte verifiche non se ne è mai saputo nulla. Franco Nifosì, nel frattempo deceduto per una malattia, era stato iscritto nel registro degli indagati. L’allora capo della polizia municipale si dichiarò estraneo ai fatti, sostenendo nelle sue memorie difensive d’aver svolto i suoi compiti istituzionali, tra cui il sopralluogo nel casolare di uno degli imputati, Virgilio Giglio, al quale erano stati affidati in custodia i cani, forse gli stessi che sbranarono vivo il piccolo Giuseppe Brafa.

Nifosì sostenne d’aver richiesto alla procura modicana l’adozione dei provvedimenti che ad essa competevano, ma mai adottati. Ecco perché Nifosì sosteneva la necessità di un magistrato terzo e del tutto imparziale che assumesse la direzione delle indagini. Non se ne fece nulla.