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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 1148
MODICA - 22/09/2011
Cronache - Il caso si riferisce ad una paziente morta al "Maggiore" in Ortopedia il 5 agosto del 2010

Richiesto rinvio a giudizio per omidicio colposo per 3 medici

i medici indagati avrebbero «omesso di adottare tutti gli accertamenti diagnostici e i provvedimenti terapeutici atti a contrastare l’infezione della ferita alla gamba della paziente

Tre richieste di rinvio a giudizio per omicidio colposo a carico di altrettanti medici in servizio nel reparto di ortopedia dell´ospedale «Maggiore» a conclusione dell´inchiesta sulla morte di una paziente, C.S., avvenuta il 5 agosto del 2010. La richiesta di triplice rinvio a giudizio è stata avanzata al gup dal procuratore capo Francesco Puleio. Le iniziali dei medici sono G.C.., A.C. e A.T. Stando alla pubblica accusa la donna, affetta da frattura traumatica trimalleolare alla gamba destra, era stata sottoposta a tre visite specialistiche di controllo effettuate tra il 10 e 19 luglio del 2010 dopo un intervento chirurgico di osteosintesi.

Secondo l´accusa i medici indagati avrebbero «omesso di adottare tutti gli accertamenti diagnostici e i provvedimenti terapeutici atti a contrastare l´infezione della ferita chirurgica ed osteomielite alla gamba destra della paziente, i cui segni e sintomi sono stati rilevati solo all´atto del ricovero d´urgenza avvenuto il 22 luglio del 2010 nel reparto di rianimazione». La Procura ritiene che «gli elementi sospetti dovevano essere già presenti e quindi adeguatamente considerati nel corso delle visite di controllo». La donna è deceduta per un´insufficienza respiratoria acuta.

Il procuratore capo Puleio ravvisa dunque imperizia e negligenza dei medici che non avrebbero correttamente diagnosticato i sintomi della donna, che, successivamente, è deceduta. Tutto sarebbe partito da un esposto denuncia dei congiunti della vittima in cui si metterebbero in discussione la corretta esecuzione di esami clinici quali radiografia, analisi emato-chimiche, scintigrafia, ecografia, risonanza magnetica e tomografia computerizzata.

Messi in discussione anche i provvedimenti terapeutici quali somministrazione, in prima battuta, di una terapia chemio-antibiotica, in attesa di successiva identificazione microbiologica atti a contrastare l’infezione della ferita chirurgica ed osteomielite alla gamba destra della paziente, i cui segni e sintomi furono rilevati solo all’atto del ricovero d’urgenza avvenuto il 22 luglio 2010 nel reparto di rianimazione, a causa dell’aggravamento delle condizioni generali della paziente.

In pratica, secondo l’accusa, gli elementi sospetti («secrezione alla ferita chirurgica», «stato febbrile», «dolore») dovevano essere già presenti e quindi adeguatamente considerati dai medi nel corso delle visite precedenti del 19 e del 15 luglio, allorchè venne disposto un esame microbiologico sulla ferita e la somministrazione di paracetamolo), se non anche nel corso della visita del 10 luglio, per interrompere il nesso etiopatogenetico tra la diffusione dell’infezione e l’exitus. Diagnosi non effettuate dai medici e che, secondo l’accusa, furono alla base del decesso della donna, verificatosi il 5 agosto dello scorso anno.