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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:30 - Lettori online 952
MODICA - 20/09/2011
Cronache - Il medico sportivo ha fornito la sua versione dei fatti

Interrogato Francesco Roccaro, respinte alcune accuse

In parecchi avevano subodorato l’attività poco trasparente del dirigente di medicina dello sport
Foto CorrierediRagusa.it

Ha chiarito la sua posizione dinanzi al gip respingendo alcune delle accuse contestatigli dagli investigatori Francesco Roccaro (foto), il medico ortopedico e dirigente di medicina dello sport del Centro unico di prenotazione dell’Asp 7 sito in via Aldo Moro. Il modicano, 51 anni, era stato arrestato la scorsa settimana dalla polizia per peculato aggravato, assenteismo e truffa aggravata in concorso con Concetta Baglieri e Maria Grazia Elena Scivoletto, di 47 e 49 anni, entrambe modicane.

Quest’ultima esercitava altresì in maniera abusiva la professione d’infermiera, non possedendo la preparazione professionale e i titoli necessari, mettendo a rischio la salute dei pazienti. Entrambe le donne sono ai domiciliari e saranno sentite nelle prossime ore dal magistrato, che, ieri, ha invece interrogato Roccaro nel carcere di Piano del Gesù, dove il medico si trova rinchiuso da giovedì scorso. In oltre un’ora di interrogatorio, il dirigente di medicina dello sport ha fornito la sua versione dei fatti al giudice, che si è riservato di decidere sulla richiesta avanzata dall’avvocato Fabio Borrometi, volta alla revoca della custodia cautelare in carcere o, in alternativa, alla concessione dei domiciliari. Stando alle indagini, Roccaro era in vacanza a Malta mentre risultava in servizio in ufficio, con tanto di cinque ore di straordinario segnate, grazie alla connivenza delle due complici.

Roccaro inoltre utilizzava gli uffici pubblici dell’Asp 7 come se si trattasse del suo studio privato. Attraverso un’abile opera di canalizzazione degli utenti messa in piedi grazie alla complicità delle due impiegate, il dirigente faceva in modo che le persone che si presentavano al Cup per ottenere certificati d’idoneità fisica per concorsi, o certificati di attestanti la robusta costituzione, ad esempio per la frequentazione delle palestre, dovessero passare esclusivamente per il proprio ufficio. Roccaro rilasciava questi certificati in via esclusiva, incamerando tra le 40 e le 60 euro a documento. Questi soldi, che dovevano essere versati nelle casse dell’Asp, stando a quanto accertato dalla polizia finivano invece direttamente nelle tasche del medico. Roccaro non rilasciava fatture e pertanto si rendeva responsabile altresì di evasione fiscale.

LA TESTIMONIANZA ESCLUSIVA DI UN UTENTE DEL CUP
Tutti sapevano, o quantomeno sospettavano, ma nessuno parlava. In parecchi avevano subodorato l’attività poco trasparente del medico ortopedico Francesco Roccaro, che, in qualità di dirigente della medicina dello sport del centro unico di prenotazione di via Aldo Moro, utilizzava la struttura pubblica dell’Asp 7 come se si trattasse del suo studio privato, intascando i soldi degli utenti altrimenti destinati all’azienda ospedaliera, ed evadendo il fisco, visto che il medico si guardava bene dall’emettere fattura fiscale.

Ci ha pensato la polizia, in circa un anno d’indagini, a raccogliere le prove che hanno portato all’arresto di Roccaro per truffa aggravata e continuata in concorso e peculato continuato in concorso. Roccaro, difeso dall’avvocato Fabio Borrometi, sarà interrogato lunedì dal gup Patricia Di Marco nel carcere di Piano del Gesù, dove il medico si trova rinchiuso da giovedì mattina. I poliziotti hanno prelevato Roccaro nella parte alta di corso Umberto I, mentre era a passeggio nei pressi del teatro «Garibaldi».

E’ stata la dirigente del commissariato Maria Antonietta Malandrino, spalleggiata da una mezza dozzina di poliziotti, ad invitare Roccaro a salire su una della auto della polizia. Invito che il medico ha giocoforza raccolto dopo aver tentato di opporre resistenza verbale. Le manette sono scattate, ma solo per truffa aggravata in concorso, anche per le due collaboratrici di Roccaro: Concetta Baglieri e Maria Grazia Elena Scivoletto, di 47 e 49 anni, entrambe modicane.

Quest’ultima esercitava altresì in maniera abusiva la professione d’infermiera, non possedendo la preparazione professionale e i titoli necessari e mettendo di conseguenza a rischio la salute dei pazienti. Anche le due donne, alle quali sono stati fin da subito concessi gli arresti domiciliari, saranno sentite lunedì dal magistrato. Mentre gli stessi utenti avevano subodorato che qualcosa non andasse per il verso giusto, l’Asp non avrebbe sospettato nulla dell’attività illecita portata avanti per anni da Roccaro nella struttura pubblica.

Proprio un utente ha deciso di raccontarci la sua esperienza: si tratta di un ragazzo modicano di 24 anni che preferisce mantenere l’anonimato. Il giovane, nel settembre 2008, si presentò al Cup per richiedere un certificato di robusta e sana costituzione ai fini del servizio militare. Il giovane, come da prassi, si recò all’ufficio ticket del vicino ospedale «Maggiore» per il pagamento di quanto dovuto all’azienda ospedaliera, ma l’impiegato di turno gli rispose che il medico Roccaro non risultava nell’elenco in suo possesso per il pagamento del ticket sanitario.

Il giovane parlò quindi direttamente con il medico Roccaro, che si rammaricò della circostanza, ribadendo al ragazzo che il ticket doveva pagarlo direttamente a lui. E così accadde: Roccaro intascò le 60 euro versate dall’utente, al quale non fu rilasciata la ricevuta fiscale per l’ottenimento del certificato e di una copia del medesimo. Uno stratagemma riuscito con centinaia di altri utenti, dal momento che il medico, stando alle indagini della polizia, avrebbe realizzato un’abile opera di canalizzazione degli utenti grazie alla complicità delle due impiegate arrestate.

Il dirigente faceva in modo che le persone che si presentavano al Cup per ottenere certificati d’idoneità fisica, dovessero passare esclusivamente per il proprio ufficio. Ogni tanto però si apriva qualche «falla», come nel caso della testimonianza da noi raccolta, che poi lo stesso Roccaro provvedeva, non si capisce bene come, a «tappare». Riserbo assoluto intanto sulla strategia difensiva: l’avvocato Borrometi preferisce attendere l’interrogatorio in carcere di lunedì prossimo per scoprire le proprie carte.

L´INIZIO DELL´INDAGINE
Se ne stava in vacanza con la famiglia a godersi il sole e il mare di Malta, ma per l’Asp 7 risultava regolarmente nel suo ufficio di dirigente di medicina dello sport del centro unico di prenotazione di via Aldo Moro, per giunta con quasi cinque ore di lavoro straordinario segnate. Adesso, per Francesco Roccaro, modicano di 51 anni, si sono spalancate le porte del carcere di Piano del Gesù con le accuse di truffa aggravata e continuata in concorso con altre due impiegate del suo stesso settore, che sono risultate complici nel giro di timbrature fittizie dei badge.

LE ALTRE DUE DONNE ARRESTATE
Le due donne finite in manette sono Concetta Baglieri e Maria Grazia Elena Scivoletto, di 47 e 49 anni, entrambe modicane. Quest’ultima esercitava altresì in maniera abusiva la professione d’infermiera, non possedendo la preparazione professionale e i titoli necessari, mettendo a rischio la salute dei pazienti. Ad entrambe le donne sono stati concessi i domiciliari, mentre Roccaro è finito in cella per via delle schiaccianti prove a carico.

LA VACANZA A MALTA DI ROCCARO MENTRE RISULTAVA IN SERVIZIO
L’effettiva permanenza nell’isola dei cavalieri di Roccaro e famiglia è stata accertata grazie alla collaborazione della «Virtus Ferries», sul cui catamarano il nucleo familiare aveva viaggiato per recarsi e Malta e per rientrare in Italia. Contestualmente, Roccaro risultava regolarmente in ufficio per via dell’espediente del cartellino timbrato in maniera illegittima dalle due collaboratrici, che, a turno, avevano fatto risultare addirittura lavoro straordinario per quasi cinque ore, mentre il dirigente era, nei fatti, in vacanza. Francesco Roccaro è noto per essere il figlio dell’omonimo preside, molto noto in città, e per cimentarsi spesso come presentatore di spettacoli, essendo egli stesso un musicista e possedendo una sala di registrazione e di produzione, la «Aj punto musica». La posizione del dirigente dell’Asp 7, sposato e padre di due gemelle, è decisamente più grave e delicata di quella delle due impiegate.

LE MODALITA’ DELLA TRUFFA
Roccaro, oltre che di assenteismo e truffa, deve difatti rispondere anche di peculato continuato in concorso. Stando alle indagini della polizia, partite nel luglio 2009, Roccaro utilizzava gli uffici pubblici dell’Asp 7 come se si trattasse del suo studio privato. Attraverso un’abile opera di canalizzazione degli utenti messa in piedi grazie alla complicità delle due impiegate, il dirigente faceva in modo che le persone che si presentavano al Cup per ottenere certificati d’idoneità fisica per concorsi, o certificati di attestanti la robusta costituzione, ad esempio per la frequentazione delle palestre, dovessero passare esclusivamente per il proprio ufficio. Approfittando della sua posizione di dirigente dell’unità di medicina dello sport, Roccaro rilasciava questi certificati in via esclusiva, incamerando tra le 40 e le 60 euro a documento. Questi soldi, che dovevano essere versati nelle casse dell’Asp, stando a quanto accertato dalla polizia finivano invece direttamente nelle tasche del medico. Roccaro non rilasciava fatture e pertanto si rendeva responsabile altresì di evasione fiscale, omettendo di versare gli introiti all’Asp, di cui però il medico utilizzava la struttura e le attrezzature.

MARIA GRAZIA ELENA SCIVOLETTO, INFERMIERA ABUSIVA
In particolare Maria Grazia Elena Scivoletto, in qualità di assistente amministrativa e lavoratrice delle attività socialmente utili, come accennato svolgeva l´attività di intra-moenia unitamente a Roccaro, in orari di normale servizio e, talune volte, anche dopo la cessazione del regolare servizio, con mansioni diverse da quelle possedute, segnatamente esercitando, pur non avendone alcun titolo, l’incarico di infermiera, così da svolgere abusivamente una delicatissima attività professionale, sprovvista del titolo professionale, con prevedibili danni alla salute di coloro che si sottoponevano alla visita . I soggetti sentiti riferivano che l´indagata apponeva autonomamente e senza alcun controllo le apparecchiature elettriche per la rilevazione dei battiti cardiaci, sia a riposo che sotto sforzo, per poi consegnare le risultanze dell´elettrocardiogramma a Roccaro, che, a volte, vedeva il paziente solo al momento del pagamento.

L’ASP «AIUTAVA» INCONSCIAMENTE ROCCARO
L´ufficio prenotazioni dell´Asp di Ragusa, ignaro di tutto, invitava gli utenti a rivolgersi personalmente al dottore Roccaro. La conseguente telefonata di prenotazione diretta all’ufficio del dirigente consentiva così di effettuare una prenotazione per una visita intra-moenia che veniva fissata personalmente dalle collaboratrici di Roccaro. Pare che Roccaro fosse stato avvisato da qualcuno del blitz delle forze dell’ordine e avesse precipitosamente tentato di rientrare in ufficio. Ma era ormai tardi: gli agenti avevano accertato l’assenza dal posto di lavoro durante l’orario di servizio. Una pratica che sarebbe stata esercitata più volte da Roccaro e da altri dipendenti. Di tutto questo l’Asp sarebbe stata all’oscuro, stando a quanto riferito dagli inquirenti. Ma c’è invece più di una persona pronta a scommettere che qualcuno della direzione generale qualcosa sapeva, o almeno sospettava. Si tratta di persone vicine alla stessa Asp. Ma allora perché non sono mai stati assunti i provvedimenti punitivi del caso? Eppure con questo stratagemma, il dirigente avrebbe così truffato l’Asp di decine di migliaia di euro, assieme all’altro espediente delle ore di lavoro effettive e dello straordinario retribuiti in maniera illegittima, dal momento che spesso Roccaro si assentava dall’ufficio, pur facendo risultare la sua presenza dal badge che veniva strisciato di volta in volta dalle due impiegate compiacenti e non solo.

ALTRI 22 INDAGATI RISCHIANO LA SOSPENSIONE DAL SERVIZIO
Ci sono difatti altri 22 impiegati indagati, che potrebbero rischiare la sospensione dal servizio dopo l’interrogatorio disposto dal magistrato, che valuterà caso per caso. Questa indagine sfociata nei tre arresti difatti altro non è che la «coda» del primo blitz antiassenteismo condotto nel marzo 2010 da polizia e guardia di finanza a palazzo San Domenico, sede del comune di Modica, e nella sede del Cup. Proprio da quest’ultimo blitz sono proseguite le indagini, che, allora, portarono già all’arresto di un dipendente e del suo successivo allontanamento da parte della stessa Asp, che, in pratica, stando a quanto risultò dalle indagini, non aveva contezza del fatto che quel dipendente si assentasse a suo piacimento, dal momento che era senza mansioni effettive. Allora risultarono presenti in ufficio appena 15 dipendenti su 45.

LE INDAGINI DELLA POLIZIA
Adesso invece questi altri tre arresti, resi possibili grazie ai controlli incrociati ottenuti dai tabulati dei badge e dalle immagini registrate dalle due telecamere nascoste piazzate dalla polizia nei pressi della macchina segnatempo, in modo da immortalare le «strisciature» fittizie e reali del badge, e all’ingresso degli uffici dei dipendenti indagati. Nel computer di Roccaro sarebbero stati trovati documenti compromettenti, anche non direttamente legati al lavoro del dirigente. Per quanto riguarda invece il rilascio illegittimo delle certificazioni, che, a questo punto, potrebbero anche essere annullate, nel portatile di Roccaro è stato rinvenuto un modulo prestampato recante il logo dell’Asp.

LE DICHIARAZIONI DEGLI INQUIRENTI
Il dirigente era difatti costretto ad utilizzare il logo, dal momento che solo un’azienda pubblica può rilasciate tali certificati. «Invece – ha dichiarato il procuratore capo Francesco Puleio – Roccaro emetteva privatamente questi certificati, facendo in modo però che risultassero come documenti pubblici certificati dall’Asp, incamerando le somme versate dagli utenti. In pratica – ha concluso il procuratore – il dirigente poneva in essere un’attività privatistica in una struttura pubblica, entrando e uscendo a proprio piacimento come se si trattasse del suo ufficio personale». Il questore Filippo Barboso ha tenuto ad evidenziare l’alta valenza sociale di questa operazione, che assume maggiore rilevanza alla luce di questi tempi di crisi, laddove l’evasione fiscale ed i comportamenti illeciti tendono a proliferare. La dirigente del commissariato Maria Antonietta Malandrino si è invece soffermata sul complesso lavoro di intelligence e sulla visione di oltre 640 ore di registrazioni da parte delle telecamere nascoste, unitamente al controllo incrociato dei tabulati del badge, come evidenziato anche dal sostituto procuratore Gaetano Scollo.


SI, BRAVI... MA....
20/09/2011 | 0.09.25
fadjs

ma come gli finirà? tutto sarà messo nel dimenticatoio e magari tra qualche mese rivedremo questi elementi riprendere il loro posto di lavoro come se niente fosse successo! come d´altronde è già accaduto mesi fa per altri dipendenti dell´ASP!


18/09/2011 | 15.58.11
Antg

... tra qualche anno Roccaro potrà pur sempre riprendere l´attività di presentatore di programmi televisivi demenziali su qualche rete locale.


Mangiatari
17/09/2011 | 19.52.19
portelli giovanni

E´vero o non è vero che i medici sono allergici alle ricevute fiscali?E´vero o non è vero che ci sono primari che prima visitano in privato...e poi passi in ospedale!?E l´ingerenza della politica dove la mettiamo?E il sindacato..sleeping on the hill!


Occhio agli anticorpi!
17/09/2011 | 17.15.37
Mervyn

Forse siamo all´inizio di una nuova epoca di "pulizie stagionali", come fu quella di mani pulite, nei primi anni 90. Qualcosa di INDISPENSABILE se vogliamo sopravvivere ancora come società, perché di arroganza, furberia e corruzione non si può andare avanti, dal momento che questa ci costa direttamente. Mantenere questi furfanti pizzicati all´ASP è tra le micro-cause che assommate ad altre più o meno micro, portano, tanto per fare un esempio, l´IVA a schizzare al 21percento e non se ne può più...

Ovviamente scattano gli anticorpi predisposti dall´Italia peggiore e da chi la rappresenta da ormai 10 anni a questa parte.... lotta alle intercettazioni, delegittimazione della Magistratura, privazione delle risorse necessarie alle forze dell´ordine per lavorare ecc ecc..
Contro questi anticorpi c´è solo una contromisura: presidiare i Tribunali, far capire che la gente per bene c´è, altrimenti diradatosi il polverone mediatico, il raspa mutande del preside e questi mangia stipendio dell´ASP torneranno al loro posto, uscendone quasi indenni. E´ giunta l´ora di manifestare questa indignazione!


Arroganza
17/09/2011 | 16.49.32
Giorgio

Non vedo l´ora di vedere in Tribunale, se le due pseudo-infermiere, ostenteranno ancora quell´arroganza, riservatami nell´accogliere la mia richiesta di prenotazione di una visita. Avrò modo di dire la mia...