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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:30 - Lettori online 638
MODICA - 11/08/2011
Cronache - La decisione dei giudici del tribunale del riesame di Catania

Ricatto a luci rosse, restano in carcere i fratelli Arrabito e Statello

I 3 soggetti erano stati arrestati qualche settimana fa per aver ricattato un imprenditore Foto Corrierediragusa.it

Anche i giudici del tribunale del riesame di Catania (foto) hanno deciso di lasciare in cella i fratelli Massimo e Bruno Arrabito, di 45 e 52 anni, e lo sciclitano di 49 anni Francesco Statello, arrestati qualche settimana fa per aver ricattato un imprenditore.

I giudici etnei hanno quindi confermato la decisione del gip del tribunale di Modica Patricia Di Marco, che aveva a sua volta rigettato la richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori delle tre persone finite in manette. Qualche giorno fa si era registrata, sempre da parte del gip, la convalida dell’arresto per Massimo Arrabito. Non altrettanto il magistrato aveva deciso per il fratello Bruno e per Statello. Tutti e tre erano però rimasti nel carcere di Modica, dove continuano ad essere rinchiusi, alla luce della decisione dei giudici del Riesame.

Gli arresti erano scaturiti dall’operazione delle Fiamme gialle, che avevano accertato un presunto ricatto orchestrato dal terzetto ai danni di un imprenditore sciclitano di 62 anni, G. P. le iniziali. All’uomo sarebbero stati scuciti fino a 30 mila euro per non far sapere alla moglie dei suoi incontri piccanti con tre ragazze, di cui una, di 45 anni, a quanto pare consapevole del fatto che gli incontri a luci rosse tra lei e l’imprenditore venivano filmati all’insaputa di quest’ultimo.

Le somme richieste dalle escort per le prestazioni variavano dalle 150 alle 200 euro, oltre ai soldi scuciti dalla vittima e considerati come «prestiti a fondo perduto» in cambio del silenzio. Proprio per non rischiare che il filmato potesse finire nelle mani della moglie l’uomo aveva in un primo momento subito il ricatto, che sarebbe stato ideato dai fratelli Arrabito, mentre Statello si era proposto come una sorta di intermediario tra le parti. Poi l’imprenditore si era deciso a rivelare tutto agli inquirenti, che avevano fatto scattare le manette per estorsione aggravata e continuata in concorso.

E’ prospettabile anche l’ipotesi di reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Massimo Arrabito era stato arrestato in flagranza di reato, mentre il fratello Bruno e Statello erano stati fermati in un secondo tempo.