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MODICA - 05/08/2011
Cronache - Notificata la conclusione delle indagini

Copai, altri 20 indagati. Minardo a giudizio a settembre

Tutti dovranno difendersi dalle accuse di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni della Comunità Europea, dello Stato e di altri enti pubblici
Foto CorrierediRagusa.it

Ci sono altri 20 indagati nell’inchiesta sul Copai che ha già portato il 26 aprile scorso all’arresto del deputato regionale (attualmente sospeso dalla carica) Riccardo Minardo, della moglie Pinuccio Zocco, del presidente del Copai Sara Suizzo, del marito Mario Barone e dell’imprenditore Giuseppe Maienza.

A questi venti nuovi indagati è stata notificata la conclusione delle indagini a loro carico. Si è quindi registrato lo stralcio delle posizioni delle persone coinvolte, dal momento che i cinque soggetti finiti in manette e da tre mesi ristretti ai domiciliari nelle rispettive abitazioni, saranno processati il prossimo 21 settembre con il rito immediato, come richiesto dal titolare dell’inchiesta, il procuratore capo Francesco Puleio. Tutti dovranno difendersi dalle accuse di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni della Comunità Europea, dello Stato e di altri enti pubblici.

A Minardo vengono anche contestati i reati di malversazioni ai danni dello Stato, evasione fiscale e riciclaggio di denaro proveniente dagli illeciti che gli vengono addebitati. Nella seconda tranche dell’inchiesta figura, tra i venti indagati, Giuseppe Ruta, collaboratore dello studio tecnico di Minardo, per la presunta vicenda dei soldi chiesti a tre imprenditori agricoli per l’accesso ai fondi regionali Por 2000-2006.

Puleio aveva ipotizzato il reato di estorsione aggravata e continuata, anche a carico di Minardo, poi derubricato dal gip in quello di truffa. In questo caso gli inquirenti fanno riferimento all’esponente politico regionale nella qualità di tecnico e libero professionista incaricato dai tre imprenditori agricoli dell’istruzione delle loro istanze finalizzate ad accedere ai fondi regionali.

Secondo l’accusa, Minardo, Ruta e la Suizzo, quest’ultima quale legale rappresentante della società «Archè Kronu» Srl, della quale era socia anche Pinuccia Zocco e che eseguiva gli studi di fattibilità, avrebbero costretto gli imprenditori a versare dei soldi per evitare che potesse essere negato loro l’accesso al finanziamento per scadenza dei termini, nonché per scongiurare il rischio di dover restituire alla Regione le somme già percepite a titolo di acconto.

I tre imprenditori agricoli avrebbero versato agli indagati 112 mila 784 euro, procurando loro un ingiusto profitto. Barone, in qualità di amministratore di altre società collegate alla moglie Suizzo, avrebbe inoltre compiuto atti idonei volti ad indurre in errore la Regione Siciliana, in particolare l’assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione, al fine di assicurarsi l’erogazione, in maniera indebita, di un contributo con fondi europei di 5 milioni 524 mila 580 euro come previsti dal Bando - Misura 2.03 - Por Sicilia 2000/2006, ammesso a finanziamento per il già accennato importo, concesso con Decreto n. 5683 del 17 luglio 2007, con pari danno per l´ente finanziatore e per quello erogante.

Tra gli indagati in questo secondo stralcio dell’inchiesta c’è anche un avvocato, G.C, ritenuto essere dagli inquirenti colui che avrebbe rivelato indebitamente notizie segrete sulle indagini, delle quali era a conoscenza in qualità di difensore di uno degli indagati, con l’intento di favorire questi ultimi per eludere le investigazioni dell´autorità.

L’avvocato avrebbe inviato ad alcune redazioni di televisioni e giornali un fax con la fotocopia della prima pagina dell’informazione di garanzia con contestuale informazione sul diritto di difesa della persona sottoposta alle indagini e decreto di nomina del difensore di ufficio emessa nell´ambito del procedimento penale dalla Procura della Repubblica di Modica il 14 dicembre 2009 nei confronti degli indagati. I finanzieri effettuarono numerosi interrogatori per addivenire all’origine della fuga di notizie, scoprendo che fu l’avvocato ad inviare il fax da una ricevitoria tabacchi di Marina di Ragusa.