Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 625
MODICA - 04/05/2011
Cronache - Modica: ai domiciliari Minardo, Pinuccia Zocco, Mario Barone, Sara Suizzo, Pietro Maienza

Vicenda Copai: il Gip conferma gli arresti per i 5 indagati

L’udienza al riesame è stata fissata per la prossima settimana

Restano tutti ai domiciliari i cinque soggetti arrestati dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’operazione Copai. Il gip Patricia Di Marco, sentito il parere del procuratore Francesco Puleio, ha rigettato la richiesta di revoca della misura restrittiva in casa avanzata dai difensori del deputato regionale Riccardo Minardo, della moglie Pinuccia Zocco, della legale rappresentante del Copai Sara Suizzo, del marito Mario Barone e dell’imprenditore di Santa Croce Camerina Pietro Maienza.

Il magistrato ha ritenuto che permangano i gravi indizi di colpevolezza a carico dei cinque indagati, «atteso che le dichiarazioni rese da ciascuno di loro circa la ricostruzione dei fatti, già di per sé poco verosimili, si sono rivelate tra loro contrastanti e contraddittorie, mentre irrilevante si palesa la documentazione prodotta dalla difesa del Minardo e della Zocco».

Tutti gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni della Comunità Europea, dello Stato e di altri enti pubblici. A Minardo vengono anche contestati i reati di malversazioni ai danni dello Stato, evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Il gip ha deciso di rigettare la richiesta di revoca dei domiciliari nel tardo pomeriggio di ieri, ultimo giorno utile a disposizione. In caso di mancato pronunciamento, le cinque persone indagate sarebbero tornate in libertà, come avevano auspicato gli avvocati Carmelo Scarso, Raffaele Pediliggieri, Gianluca Gulino e Giovanni Riccotti La Rocca.

Adesso si attende il pronunciamento del riesame di Catania, al quale i legali si erano pure rivolti in attesa della decisione del magistrato di Modica. L’udienza è stata fissata per la prossima settimana, quando i giudici etnei decideranno se revocare o meno la misura restrittiva. Intanto la moglie di Minardo, colta martedì mattino da malore, lascerà l’ospedale «Maggiore» nelle prossime ore per far ritorno nella sua abitazione di corso San Giorgio in regime di domiciliari.

Il marito invece è ristretto nell’abitazione di campagna di contrada Musebbi, dal momento che i due coniugi non possono avere nessun tipo di contatto prima della revoca dei domiciliari. La truffa di cui gli inquirenti ritengono autori gli indagati è di oltre 5 milioni di euro di fondi europei.

I RETROSCENA DEGLI INTERROGATORI
195 mila euro per l’acquisto di palazzo Lanteri da parte del Copai e della società «Arkè Kronos Srl», di cui erano socie sia la legale rappresentante dello stesso Copai Sara Suizzo, sia la moglie del deputato regionale Riccardo Minardo, Pinuccia Zocco.

Minardo, a sua volta, diventa procuratore dell’acquisto dell’antico palazzo al posto del proprietario, che si ammala in maniera grave, fino alla morte avvenuta nel 2009. Ma quello è anche l’anno in cui si incrinano in maniera irrimediabile i rapporti tra la Suizzo e la Zocco, proprio a causa della scarsa trasparenza contabile sulla «Arkè Kronos Srl» e sul Copai, alla luce della negoziazione di assegni tra le due società, nonché tra assegni incassati dalla Suizzo e poi negoziati dal Copai, come nel caso del già citato acquisto di palazzo Lanteri, dove si tenevano peraltro i corsi promossi dal consorzio, nell’omonima via a pochi passi dalla chiesa di San Giorgio e dall’abitazione di Riccardo Minardo.

Sono questi i retroscena degli interrogatori di garanzia, dai quali emergerebbe il dato che la Suizzo, stando a quanto dichiarato dai Minardo, avrebbe taciuto alcuni aspetti della situazione contabile del Copai e della stessa «Arkè Kronus Srl». La somma di 195 mila euro necessaria per l’acquisto dell’antico edificio fu versata in tre tranche, con altrettanti assegni, uno dei quali finì nella disponibilità della Suizzo: si tratta dell’assegno di 70 mila euro transitato tra i conti di Minardo, della moglie, e del marito della Suizzo, Mario Barone, anch’egli finito ai domiciliari.

I movimenti tra conti bancari diversi sono confermati da tutti e cinque gli indagati, compreso il quinto arrestato Pietro Maienza, titolare di una società di Santa Croce Camerina, ma con giustificazioni diverse. Per tutti l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni della Comunità europea, dello Stato e di altri enti pubblici, ma anche di malversazione, evasione fiscale e riciclaggio di denaro.

I cinque indagati restano per il momento ai domiciliari, in attesa che il gip Patricia Di Marco decida sulla revoca, come richiesto dai legali, tra cui l’avvocato Carmelo Scarso, difensore dei coniugi Minardo, che ha già inoltrato la medesima richiesta al tribunale del riesame di Catania. Gli interrogatori di garanzia di venerdì mattina sono stati ovviamente incentrati proprio su questi movimenti bancari, a cominciare dai 195 mila euro per l’operazione di acquisto di palazzo Lanteri, pagata in tre tranche.

E proprio sull’ultimo pagamento di 70 mila euro, con 7 assegni da 10 mila euro ciascuno, si registrano versioni differenti da parte degli indagati. Minardo e la moglie sostengono che questi 70 mila euro furono versati alla Suizzo per pagare la tranche finale per l’acquisto dell’antico palazzo. Sarebbe emersa altresì la tesi che la legale rappresentante del Copai avesse trattenuto per sé la somma, in via temporanea, per superare una difficoltà economica. La Suizzo sostiene invece d’aver consegnato la somma ai Minardo perché questi ultimi ne avevano necessità, al fine di comprar casa ad una delle figlie, e di non aver mai ricevuto nessun prestito.

Anzi, secondo la Suizzo, era lei in prima persona a dover ricevere soldi dai Minardo, per alcuni lavori svolti da suo marito in uno degli immobili di proprietà del deputato regionale. Al di là di questo fitto intreccio tra faccende private e lavori pubblici finanziati coi fondi europei, intreccio reso ancora più complicato da una sostanziosa serie di assegni negoziati dalla Suizzo, personalmente o tramite il Copai, e transitati attraverso la «Arkè Kronus Srl», pare non sia stato comunque chiarito che fine abbiano fatto i cinque milioni di euro di fondi europei, laddove gli inquirenti ravvisano la truffa alla Comunità europea, allo Stato e agli altri entri pubblici.

Questi soldi sarebbero dovuti essere impiegati non solo per l’acquisto e la ristrutturazione del palazzo Lanteri di Modica, ma anche per un’operazione analoga a palazzo Pandolfi, in piazza delle Rimembranze a Pozzallo, dove c’è un’altra sede del Copai. E’ un dato di fatto, che, mentre gli indagati si accusano reciprocamente d’essersi passati favori personali, né palazzo Pandolfi, né palazzo Lanteri sono stati effettivamente restaurati per intero, a distanza di oltre cinque anni.

Peraltro, almeno per il momento, nessuno degli indagati , al di là degli estratti conto bancari, ha prodotto carte private sui prestiti e sui saldi concessi a titolo amichevole, visto che la fiducia era riposta nella parola data tra gli stessi interessati.