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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:30 - Lettori online 876
MODICA - 29/04/2011
Cronache - Modica: un’ora e mezza di interrogatorio per il parlamentare e per Pinuccia Zocco

Copai: Minardo e la moglie rigettano le accuse dal Gip

Il magistrato deciderà nei prossimi giorni sul mantenimento degli arresti domiciliari
Foto CorrierediRagusa.it

Hanno risposto con dovizia di particolari a tutte le domande poste dal gip Patricia Di Marco il deputato regionale di Mpa Riccardo Minardo (nella foto con il sindaco di Modica) e la moglie Pinuccia Zocco, nell’ambito degli interrogatori di garanzia svoltisi ieri in tribunale dopo gli arresti scaturenti dall’operazione Copai. Riccardo Minardo è stato prelevato dalla polizia penitenziaria nella sua abitazione di campagna di contrada Musebbi e, a bordo dell’auto d’ordinanza, ha raggiunto di buon mattino il tribunale, dove, alle 8.40, è cominciato l’interrogatorio del magistrato, alla presenza del procuratore capo Francesco Puleio e dell’avvocato di fiducia Carmelo Scarso.

In circa un’ora e mezza Minardo ha chiarito la sua posizione, rigettando le accuse che gli vengono contestate nell’ambito della gestione del Copai. Il presidente della prima commissione affari istituzionali all’Ars ha prodotto, tramite il proprio legale, una corposo falcone documentale teso a chiarire i passaggi finanziari di oltre quattro anni di gestione contabile del Consorzio di sviluppo dell’area iblea.

I dati documentali descritti in maniera minuziosa dal deputato regionale si riferivano alle varie operazioni commerciali e al reperimento dei fondi europei e del Piano operativo regionale per la realizzazione dei vari progetti del Copai. Minardo ha così inteso, con le sue dichiarazioni, smontare la tesi accusatoria palesata dalle indagini dei Finanzieri e tesa a dimostrare che non si hanno tracce chiare e univoche circa la destinazione degli oltre 5 milioni di euro ottenuti dalla Comunità Europea e dallo Stato in primis per il restauro e la ristrutturazione di palazzo Pandolfi in piazza delle Rimembranze a Pozzallo e di palazzo Lanteri nell’omonima via, a pochi passi dalla chiesa di San Giorgio a Modica.

Tutte opere realizzate solo in parte. Minardo, rispondendo alle domande del magistrato, ha fornito la sua versione dei fatti sulla destinazione di quei fondi, supportato dalle prove documentali lette punto per punto con tanto di cifre, date e codici relativi ad operazioni bancarie e transazioni. Dello stesso tenore le dichiarazioni della moglie, Pinuccia Zocco, 52 anni, sentita per oltre un’ora, dopo essere stata prelevata, sempre dalla polizia penitenziaria, dalla sua abitazione di corso San Giorgio, proprio nei pressi di palazzo Lanteri.

La donna, implicata nella vicenda in qualità di socia della «Arké Kronus» Srl, che avrebbe avuto a che fare con il Copai, ha reso dichiarazioni concordanti con quelle del consorte, rigettando le accuse. I coniugi Minardo, la legale rappresentante del Copai Sara Suizzo, 50 anni, anche lei finita ai domiciliari assieme al marito Mario Barone, 51 anni, e a Pietro Maienza, 43 anni, titolare di una società con sede a Santa Croce Camerina. Anche questi indagati si sono detti estranei ai fatti, dimostrandosi collaborativi con il magistrato.

Tutti sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni della Comunità Europea, dello Stato e di altri enti pubblici. A Minardo vengono anche contestati i reati di malversazioni ai danni dello Stato, evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Al termine degli interrogatori, l’avvocato Carmelo Scarso ha chiesto al gip la revoca della custodia cautelare ai domiciliari per entrambi i coniugi, dal momento che, secondo il legale, vengono meno le esigenze cautelari.

Secondo l’avvocato Scarso, i rischi di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati non sussistono, visto che gli ultimi accertamenti dei Finanzieri, con acquisizione di documenti dalla segreteria politica di Minardo, dalla sua abitazione e dal suo studio tecnico, risalgono ad aprile 2010, quindi esattamente un anno fa. Il procuratore Puleio si è riservato sulla richiesta di mantenimento dei domiciliari, sulla quale dovrà successivamente decidere il magistrato.

I coniugi Minardo non si vedono e non si sentono da martedì mattina, quando sono stati arrestati e destinati ai domiciliari in due abitazioni differenti. Riccardo Minardo, come accennato, è difatti ristretto nella residenza di campagna di contrada Musebbi, mentre la moglie è ai domiciliari nella casa di corso San Giorgio a Modica. E’ probabile che marito e moglie possano di nuovo rivedersi nelle prossime ore.