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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1405
MODICA - 26/04/2011
Cronache - Modica: le ordinanze di custodia cautelare in casa anche per la moglie e altre 3 persone

Minardo ai domiciliari ha rischiato il reato di estorsione

Il politico modicano, già deputato nazionale e sindaco di Modica, 60 anni, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni della Comunità Europea, dello Stato e di altri enti pubblici. A Minardo vengono anche contestati i reati di malversazioni ai danni dello Stato, evasione fiscale e riciclaggio di denaro
Foto CorrierediRagusa.it

Arresti domiciliari per il deputato regionale del Movimento per l’Autonomia e presidente della prima commissioni affari istituzionali all’Ars Riccardo Minardo (foto).

LE ACCUSE
Il politico modicano, già deputato nazionale e sindaco di Modica, 60 anni, è accusato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate ai danni della Comunità Europea, dello Stato e di altri enti pubblici. A Minardo vengono anche contestati i reati di malversazioni ai danni dello Stato, evasione fiscale e riciclaggio di denaro proveniente dagli illeciti che gli vengono addebitati.

DA ESTORSIONE A TRUFFA
Secondo l’accusa, inoltre, Minardo, in concorso con Sara Suizzo, avrebbe costretto quattro imprenditori agricoli «attraverso la minaccia ed il paventato pericolo di decadere dal finanziamento per scadenza dei termini, nonché di dover restituire le somme già percepite a titolo di acconto» a consegnare loro la somma di oltre centomila euro. Minardo era stato incaricato dagli imprenditori agricoli di istruire le loro istanze per accedere ai fondi Por 2000-2006. Questo episodio, secondo il procuratore, avrebbe costituito un´ipotesi di estorsione aggravata in concorso, ma il Gip non ha condiviso la lettura e ha ritenuto di derubricare il fatto come truffa.

IL RAGGIRO DI OLTRE 5 MILIONI DI EURO
La truffa è di oltre 5 milioni di euro di fondi europei. La vicenda è quella ormai nota da almeno un paio d’anni e che ruota attorno al Copai, il Consorzio provinciale area iblea, con sedi a Modica e a Pozzallo. L’ordinanza è stata eseguita ieri mattina dalla Guardia di finanza assieme ad altre quattro, emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Modica Patricia Di Marco, su richiesta del procuratore Francesco Puleio.

LE ALTRE ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE AI DOMICILIARI
Oltre a Riccardo Minardo, le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari hanno raggiunto la moglie Giuseppa Zocco, 52 anni; la legale rappresentate e presidente del Copai Sara Suizzo, 50 anni; il marito di quest’ultima, il modicano Mario Barone, di 51, e Pietro Maienza, 43 anni, originario di Riesi ma residente a Santa Croce Camerina, dove amministra una società coinvolta nel vasto giro di assegni emessi o incassati dal Copai. Tutti devono rispondere delle accuse di truffe aggravate ai danni dello Stato, di altri enti pubblici e della Comunità Europea, di malversazioni ai danni dello Stato e riciclaggio.

LE INDAGINI DELLA FINANZA AVVIATE NEL 2007
Le indagini sono incentrate da un paio d’anni sull’attività del Copai, «e hanno consentito di accertare – si legge nella nota della Finanza – l´esistenza di una realtà associativa criminosa composta dagli indagati, legati da un apparato organizzativo suscettibile di essere ripetutamente utilizzato per la commissione di un numero imprecisato di delitti e concretamente utilizzato in molteplici vicende. Tra queste – si continua a leggere – l´acquisto di Palazzo Pandolfi a Pozzallo, al fine di ristrutturarlo e cambiarne la destinazione d’uso.

L’acquisto del Centro polivalente Giorgio La Pira, sempre a Pozzallo, e l´acquisizione di Palazzo Lanteri a Modica e dell’emittente radiofonica modicana «Energy», già nota come «Onda libera». Tutte vicende – continua la nota della Finanza – dipanatesi in un ampio lasso di tempo, durante il quale gli indagati si sono dedicati, dimostrando notevole professionalità, alla commissione di truffe e malversazioni ai danni dello Stato e ad altre attività fraudolente.

LA GESTIONE PRIVATISTICA DEL COPAI
Ciò che è emerso con maggiore evidenza è stata la gestione privatistica da parte degli indagati del patrimonio del Copai, formato integralmente da fondi di provenienza pubblica, tra i quali vi erano notevoli flussi finanziari all´apparenza privi di qualsiasi giustificazione. Le indagini hanno consentito di riscontrare il complesso meccanismo di frode gestito dagli indagati, anche mediante la creazione di falsi documenti quali fatture inesistenti, verbali di assemblea redatti alla bisogna e false dichiarazioni di quietanza. Un meccanismo – conclude la nota della Finanza – finalizzato a percepire indebitamente erogazioni provenienti dallo Stato, dalla Regione siciliana e da altri enti pubblici e a destinarli a finalità di personale arricchimento da parte degli indagati, e, comunque, diverse da quelle previste, nonché a percepire illecitamente da privati profitti non dovuti». Le indagini delle Fiamme gialle, partite già nel 2007, proseguono ancora.

IL RUOLO DI RICCARDO MINARDO NEL MECCANISMO
Minardo, esponente di rilievo di compagini politiche presenti nel territorio di Modica, già deputato nazionale, senatore, assessore comunale, sindaco e vice sindaco del Comune di Modica e attuale deputato regionale, si sarebbe adoperato per il conseguimento di contributi, finanziamenti ed erogazioni pubbliche, avvalendosi di documentazione materialmente ed ideologicamente falsa, di rappresentazione di fatti non rispondenti al vero, di fatture per operazioni soggettivamente od oggettivamente inesistenti poste in essere allo scopo di consentire l´evasione fiscale, e di documentare costi in realtà non sostenuti.

QUELLE FALSE FATTURAZIONI
Stando alle indagini della Finanza, sarebbe stato altresì simulato l´apporto di capitale proprio, da parte degli indagati, quale quota spettante nell´investimento oggetto di finanziamento, di distrarre somme a destinazione vincolata, incassandole direttamente o tramite società di comodo. Lo stesso Minardo, la Suizzo e Barone avrebbero agito quali promotori ed organizzatori dell´associazione.

LA TRUFFA ALLA REGIONE
Barone, in qualità di amministratore di altre società collegate alla moglie Suizzo, avrebbe compiuto atti idonei volti ad indurre in errore la Regione Siciliana, in particolare l’assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione, al fine di assicurarsi l’erogazione, in maniera indebita, di un contributo con fondi europei di 5 milioni 524 mila 580 euro come previsti dal Bando - Misura 2.03 - Por Sicilia 2000/2006, ammesso a finanziamento per il già accennato importo, concesso con Decreto n. 5683 del 17 luglio 2007, con pari danno per l´ente finanziatore e per quello erogante.

L´AUMENTO FITTIZIO DI CAPITALE DEL COPAI
Per raggiungere questo obiettivo, era stato aumentato, in maniera fittizia, il capitale sociale del Copai, tramite le società di Sara Suizzo e del marito Mario Barone. Palazzo Pandolfi fu sottoposto a sequestro, assieme ad altri immobili, vista la mancata corrispondenza tra le opere realizzate ed il programma di interventi strutturali e funzionali oggetto del decreto di finanziamento.

L’arredamento, nonché i personal computer e le altre macchine da lavoro, risultavano acquistate da società estere, alcune delle quali con sede in Slovenia, tramite fatture per operazioni, nei fatti, inesistenti. Accertato anche un ampio giro di fatture false per prestazioni di servizi e noleggio di attrezzature, approvate falsamente dal consiglio d’amministrazione del Copai nell’ambito di riunioni mai svoltesi e annotate su verbali d’assemblea del tutto fittizi, redatti all’insaputa degli altri componenti del Cda, di cui la Suizzo era presidente.