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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 1154
MODICA - 26/04/2011
Cronache - Modica: esplode il caso Copai dopo anni di indagini della Guardia di finanza

Truffa allo Stato: arresti domiciliari per Minardo

I cinque indagati, Riccado Minardo, Mario Barone, Pietro Maienza, Rosaria Suizzo e Giuseppa Zocco, sono agli arresti nelle loro abitazioni. Le ordinanze firmate dal gip Di Marco su richiesta del pm Puleio
Foto CorrierediRagusa.it

Esplode il caso Copai. La Guardia di finanza ha eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del deputato regionale Mpa Riccado Minardo (foto), di Mario Barone, Pietro Maienza, Rosaria Suizzo e Giuseppa Zocco. La richiesta dell’ordine di arresto è del pm Francesco Pulejo, accolta dal gip Patricia Di Marco. Per tutti, il reato contestato è associazione per delinquere finalizzato alla truffa aggravata e malversazione nei confronti dell´Unione Europea e dello Stato, nonchè riciclaggio.

Le indagini, delegate dalla Procura della Repubblica di Modica alla Guardia di Finanza di Ragusa, Nucleo Polizia Tributaria, hanno riguardato diversi soggetti a vario titolo coinvolti nell’attività del Consorzio Provinciale Area Iblea (Copai) ed hanno consentito di accertare l’esistenza di una realtà associativa criminosa composta dagli indagati, legati da un apparato organizzativo suscettibile di essere ripetutamente utilizzato per la commissione di un numero imprecisato di reati e concretamente utilizzato in molteplici vicende, tra le quali si segnalano l’acquisto di Palazzo Pandolfi e Centro polivalente Giorgio La Pira a Pozzallo; l’acquisto di Palazzo Lanteri a Modica e l’acquisto dell’emittente Radio Onda libera.

Una vicenda dipanatesi in un ampio lasso di tempo, durante il quale gli indagati si sono dedicati, dimostrando notevole professionalità, alla commissione di truffe e malversazioni ai danni dello Stato e ad altre attività fraudolente.

Ciò che è emerso con maggiore evidenza è stata la gestione privatistica da parte degli indagati del patrimonio del Copai, formato integralmente da fondi di provenienza pubblica, tra i quali vi erano notevoli flussi finanziari all’apparenza privi di qualsiasi giustificazione.

Le complesse ed articolate indagini, secondo quanto riferito dalla Guardia di finanza, sotto il coordinamento del comandante provinciale Francesco Fallica, hanno così consentito di riscontrare il complesso meccanismo di frode gestito dagli indagati (anche mediante la creazione di falsi documenti: false fatture, falsi verbali di assemblea, false dichiarazioni di quietanza) e finalizzato a percepire indebitamente erogazioni provenienti dallo Stato, dalla Regione siciliana e da altri enti pubblici e a destinarli a finalità di personale arricchimento e comunque diverse da quelle previste, nonché a percepire illecitamente da privati profitti non dovuti.