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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:04 - Lettori online 713
MODICA - 08/03/2011
Cronache - Modica: la cerimonia funebre si è tenuta nella chiesa di S. Luca

A Calogero Gambino l´ultimo saluto della comunità

Il vescovo di Noto Mons. Antonio Staglianò ha inviato una lettera alla famiglia
Foto CorrierediRagusa.it

Un silenzio profondo, di commozione e di pace ha avvolto la chiesa di S. Luca dove si sono svolti mercoledì mattina i funerali di Calogero Gambino.

Attorno ai genitori ed alla sorella del giovane scomparso in modo tragico in un costone della valle del Leone sull’Etna domenica mattina si sono stretti soprattutto tanti giovani. I compagni di arrampicata con i quali Calogero aveva stretto un rapporto di amicizia e coltivato l’amore per la montagna ed i compagni del corso serale Sirio che a conclusione della cerimonia funebre hanno voluto salutare Calogero con una lettera sentita, addolorati per non poter chiudere insieme a lui il percorso che li avrebbe portati agli esami di Stato, il traguardo che si era posto tra gli altri il 24 enne modicano.

Non ha fatto mancare il suo messaggio il vescovo di Noto, Antonio Staglianò, che si è ripromesso di andare a visitare la famiglia Gambino tra qualche giorno per portare il suo conforto ed il suo messaggio di speranza.

«La morte mi ha toccato da vicino -ha scritto il vescovo ai genitori- perché ho perso un fratello e so bene cosa provano oggi i genitori. La morte è un nemico che sta sempre in agguato ed i giovani non devono sottovalutarla. Si può e si deve comunque lottare, reagire e non farsi travolgere dalla morte perché per l’uomo c’è la fede e c’è la speranza».

Anche i compagni di lavoro del padre, Andrea, palermitano, sposato in città con Rosaria Bonomo, hanno voluto testimoniare il loro affetto alla famiglia con una lettura.

Poi il mesto corteo (nella foto) che si è avviato tra gli applausi degli amici e tante lacrime verso il cimitero di piano del Gesù.

LA VICENDA
La salma di Calogero Gambino è arrivata nel pomeriggio di lunedì nella villetta di via Fosso Tantillo. Sono stati i traumi violenti alla testa, al torace ed alle gambe causati dalla precipitosa caduta per oltre cento metri a non lasciare scampo a Calogero Gambino. I dettagli degli ultimi minuti del giovane lasciano pensare ad una fatalità.

Nel racconto dei tre colleghi arrampicatori, tutti di Ragusa, sono state riviste le varie fasi della giornata cominciata alle 6 del mattino alle pendici del vulcano. I quattro praticavano la specialità detta «via lunga» e già venti giorni fa si erano cimentati in una simile arrampicata sui Nebrodi senza avere problemi. Domenica mattina già alle 9 la salita lungo la valle del Leone era cosa fatta ed i quattro amici erano soddisfatti per essere arrivati a quota 2.700 in una giornata fredda e ventosa, con il ghiaccio e la neve che non avevano reso certamente facile l’arrampicata.

I quattro si sono fermati per rifocillarsi e recuperare energie in cima alla montagna, si sono seduti ed hanno deciso di bere e mangiare una barretta energetica ben accovacciati per ripararsi dal vento che soffiava impetuoso. Una sosta benvenuta e meritata prima della discesa a valle, ma l’ineluttabile e l’imprevedibile era in agguato. Calogero, fisico mingherlino e statura notevole, si è alzato in piedi e questo movimento gli è stato fatale perché il vento lo ha investito in pieno e trascinato giù per il costone davanti agli occhi dei suoi compagni; uno di loro si è alzato non appena ha visto che stava consumandosi la tragedia ed a stento è stato salvato dagli altri due compagni.

Calogero Gambino era già precipitato nel costone e gli amici si sono resi subito conto del dramma. Hanno chiamato la Croce Rossa, hanno dato l’allarme ma quando è arrivato, con non poche difficoltà nell’atterraggio, l’elicottero con il medico ed i soccorritori a bordo, la tragedia si era consumata. La notizia della morte di Calogero è arrivata in città poco dopo le 13 in una circostanza che doveva essere lieta per i genitori.

La coppia si trovava infatti presso un ristorante lungo la Modica mare per partecipare ad una conviviale per il pensionamento di un collega ferroviere del padre di Calogero. In sala si sono presentati i carabinieri della compagnia di Modica che hanno dato la notizia ai genitori che fino all’ultimo hanno sperato che non fosse vera. Poi la corsa verso Catania insieme alla figlia 22enne, studentessa all’università. La famiglia Gambino è da sempre residente in città; il padre di Calogero è di origine palermitana ma da trenta anni ha prestato servizio presso la stazione di Modica ed in città si è sposato con una donna modicana, casalinga.

Calogero ha avuto qualche momento di sbandamento tipico dei giovani tanto che aveva deciso di lasciare gli studi per poi riprenderli. Quest’anno frequentava il corso serale «Sirio» presso l’Archimede ma aveva trovato da poco più di un anno la passione della sua vita; la montagna, il free climbing, la «via lunga». Un amore che gli è stato fatale.

CALOGERO GAMBINO, GIOVANE AMANTE DELLA MONTAGNA: LA SUA CITAZIONE SU FACEBOOK
Calogero Gambino amava alla follia la montagna, che, beffarda, lo ha tradito. Scalatore amatoriale provetto, sul suo profilo Facebook aveva scritto questa citazione: "La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo. Se praticata in un certo modo è una scuola indubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non accade sempre nel quotidiano".

L´ULTIMO POST SU FACEBOOK ALLE 21.57 DI SABATO SERA: "MI DEVO ALZARE PRESTO"
Su Facebook Calogero Gambino veniva soprannominato "Balù": era questo il suo nickname. L´ultimo post apparso sulla bacheca è datato sabato 5 marzo 2011, praticamente poche ore prima della partenza per il Catanese, dove la morte era in agguato. Questo il contenuto del post dell´ultimo post di Calogero "Balù" Gambino su Facebook: "...però dovrei dormire visto che dovrò alzarmi alle 2 stanotte".