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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 257
MODICA - 20/02/2011
Cronache - Modica: la richiesta avanzata da una coppia di Scicli tramite il loro avvocato

Feto nato morto, chiesti 750 mila euro di risarcimento

I coniugi imputano ai medici del reparto di ostetricia del "Maggiore" la responsabilità della morte del feto

Una richiesta di risarcimento danni morali e materiali per ben 750 mila euro, pari a circa un miliardo e mezzo del vecchio conio, è stata avanzata da una giovane coppia di Scicli alla direzione sanitaria dell’ospedale «Maggiore». I coniugi imputano difatti ai medici del reparto di ostetricia la responsabilità della morte del feto, verificatasi la scorsa estate, e che la donna portava in grembo già da otto mesi.

Un caso simile a quello della coppia di Bagheria, il cui feto, stando alle indagini della procura, sarebbe però morto in ospedale. Invece, nel caso della coppia di Scicli, che chiede adesso il risarcimento danni, il feto sarebbe morto prima ancora che la donna venisse ricoverata al «Maggiore». Lo stesso primario di ostetricia Luca Bonfiglio, preso atto della tragica circostanza, ritenne non necessario procedere con il parto cesareo, come invece pretendeva la sconvolta puerpera, nonostante fosse stata messa al corrente della situazione.

Secondo il medico, difatti, sarebbe stata un’operazione rischiosa e del tutto inutile, visto che la diagnosi non lasciava dubbi: morte intrauterina del feto, verificatasi prima del ricovero al «Maggiore». L’avvocato della coppia di Scicli sta valutando se sussistono gli estremi per intentare anche una causa penale, oltre a quella civile.

Intanto si attendono gli sviluppi giudiziari sull’altro caso del feto morto al «Maggiore» lo scorso luglio. Il primario del reparto di ostetricia Bonfiglio è indagato nel procedimento avviato dalla procura dopo la denuncia sporta dai coniugi di Bagheria, Maurizio Pecoraro e Michela Lo Pioccol. Quest’ultima partorì a Modica, trovandosi in vacanza a Pozzallo assieme al marito. La posizione del primario è marginale.

Stando all’esito della perizia depositata in settimana dal consulente tecnico nominato dalla procura, difatti, la responsabilità professionale sarebbe prospettabile a carico di un altro medico del reparto di ostetricia, anch’egli iscritto nel registro degli indagati. Dalla perizia si evincerebbe che il medico non avrebbe saputo interpretare in maniera corretta i tracciati degli esami sulla puerpera, ritardando di conseguenza un intervento, che, forse, avrebbe potuto salvare il feto. Il terzo indagato è una ginecologa.