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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 988
MODICA - 12/02/2011
Cronache - Modica: l’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti

Processo Vega: modificati i capi d´imputazione

Lo stesso procuratore ha modificato l’ipotesi di reato di scarichi illegali nel sottosuolo e nelle acque sotterranee in attività di gestione di rifiuti non autorizzata
Foto CorrierediRagusa.it

Modifica delle imputazioni di reato a carico delle sei persone indagate per il caso della Vega Oil (nella foto) e per le quali il procuratore Francesco Puleio aveva chiesto il rinvio a giudizio. Lo stesso procuratore ha adesso modificato l’ipotesi di reato di scarichi illegali nel sottosuolo e nelle acque sotterranee in attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Confermato invece il reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti.

Come accennato, restano quindi sei le richieste di rinvio a giudizio la vicenda dell’inquinamento ambientale marino riconducibile alla piattaforma petrolifera per l’estrazione di idrocarburi denominata «Campo Vega», al largo delle coste iblee. I fatti furono a suo tempo scoperti dai militari della capitaneria di porto di Pozzallo, che, facendo svuotare la piattaforma galleggiante «Vega oil», annessa al «Campo Vega», scongiurarono un possibile disastro ambientale in mare di grosse proporzioni. La piattaforma galleggiante «Vega oil», nel frattempo sostituita dalla «Leonis» perché obsoleta, operava a circa sei miglia al largo del tratto di costa compreso tra Marina di Modica e Pozzallo.

Dalle indagini emerse che i responsabili della struttura, di proprietà della società «Edison Spa», per risparmiare fino a 90 milioni di euro avrebbero immesso nelle unità geologiche profonde e nelle acque sotterranee, attraverso un pozzo non idoneo, tra il 2000 e il 2007, rifiuti speciali pericolosi quali acque di strato, di lavaggio e di sentina, per complessivi 500 mila metri cubi circa. Tutti rifiuti derivanti dall’attività estrattiva e di stoccaggio degli idrocarburi coltivati nella concessione mineraria, con conseguente inquinamento dell’area marina.

L’avvocatura dello Stato si era costituita parte civile in giudizio per conto del Ministero dell’Ambiente, associandosi alle richieste di rinvio a giudizio a carico di Marcello Costa, direttore responsabile del sito; Francesco Lavadera Lubrano e Michele Giannone, comandanti pro tempore della piattaforma galleggiante «Vega oil»; Angelo Maione, responsabile per la sicurezza e l’ambiente del «Campo Vega»; Umberto Quadrino, amministratore delegato della «Edison Spa» e Andrea Cosulich, amministratore delegato dell’omonima società armatrice della «Vega oil».

La stessa «Edison» ha precisato in una nota che «nessun sversamento in mare è mai avvenuto dalla piattaforma petrolifera «Vega», né questo fatto è oggetto di contestazione da parte della stessa Procura. L’indagine riguarda infatti la reiniezione di acque di strato all’interno del giacimento stesso e non eventuali sversamenti di petrolio o altre sostanze potenzialmente inquinanti in mare».

Nella nota si legge testualmente che «Edison ha ribadito nell’udienza preliminare di giovedì scorso che l’attività di reiniezione delle acque negli strati profondi del giacimento, a circa 2 mila 500 metri di profondità sotto il livello del fondale marino, effettuata al campo Vega, si è svolta nel completo rispetto della normativa vigente in quanto è stata sempre compiuta in presenza delle necessarie autorizzazioni».