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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:36 - Lettori online 1290
MODICA - 11/02/2011
Cronache - Modica: la richiesta di rinvio a giudizio della procura suscita reazioni

Pd e Idv chiedono la testa di Calvo. Dipasquale: "Lui resta"

Pd e Idv "bacchettano" anche il sindaco di Ragusa Nello Dipasquale, "reo" di non aver egli stesso dimissionato il suo assessore implicato nell’inchiesta. Il sindaco conferma fiducia a Calvo. "Picconate" anche per il presidente della provincia Franco Antoci, che, secondo Pd e Idv, "sta mantenendo un inopportuno silenzio"
Foto CorrierediRagusa.it

Il Partito Democratico ed i giovani di Italia del Valori chiedono la testa di Gino Calvo (nella foto). Dopo l´inchiesta della procura sfociata nella richiesta di rinvio a giudizio, sulla quale deve ancora decidere il giudice, i due partiti politici invocano le dimissioni di Calvo da assessore comunale a Ragusa. L´indagato, da parte sua, si dice tranquillo e fiducioso nell´operato della magistratura, pronto comunque a difendersi nelle opportune sedi, se sarà il caso.

Calvo è accusato di falsità in autenticazione delle sottoscrizioni di liste di elettori continuata, in quanto 88 delle firme apposte sulla lista incriminata non sono state riconosciute come proprie dai sottoscrittori. La lista fu presentata alle ultime amministrative del 13 e 14 maggio 2007 a Modica per il rinnovo del consiglio provinciale. La lista non venne ammessa dai competenti uffici comunali alla competizione elettorale perché presentata fuori tempo massimo e, soprattutto, perché mancavano alcune firme.

Pd e Idv "bacchettano" anche il sindaco di Ragusa Nello Dipasquale, "reo" di non aver egli stesso dimissionato il suo assessore implicato nell´inchiesta. La risposta di Dipasquale non si è lasciata attendere: «Se per Pd e Idv è sufficiente un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio per considerare qualcuno già condannato, anche a livello politico – dichiara il sindaco di Ragusa – per quanto mi riguarda non intendo revocare l´incarico all´esponente del Pri fino a quando la magistratura non si sarà espressa in via ufficiale e definitiva.

Ritengo che sia importante – conclude Dipasquale – che la giunta che mi ha sostenuto fino a questo momento rimanga saldamente al suo posto»
"Picconate" anche per il presidente della provincia Franco Antoci, che, secondo Pd e Idv, "sta mantenendo un inopportuno silenzio sulla vicenda".

IL CASO DELLE PRESUNTE FIRME "FANTASMA"
Il caso delle cosiddette «firme fantasma» nelle liste elettorali, che coinvolse l’esponente politico del Pri Gino Calvo, già consigliere provinciale e assessore comunale a Ragusa, era emerso lo scorso maggio, quando fioccarono le denunce nella lista collegata proprio al Partito Repubblicano. Adesso è invece scattata la richiesta di rinvio a giudizio per Calvo, avanzata al gip del tribunale di Modica dal procuratore Francesco Puleio.

Calvo è accusato di falsità in autenticazione delle sottoscrizioni di liste di elettori continuata, in quanto 88 delle firme apposte sulla lista incriminata non sono state riconosciute come proprie dai sottoscrittori. La lista fu presentata alle ultime amministrative del 13 e 14 maggio 2007 a Modica per il rinnovo del consiglio provinciale. La lista non venne ammessa dai competenti uffici comunali alla competizione elettorale perché presentata fuori tempo massimo e, soprattutto, perché mancavano alcune firme.

Furono sentiti negli uffici del palazzo di giustizia di via Aldo Moro decine di persone che sarebbero state inserite nella lista del Partito Repubblicano a loro insaputa. In parecchi casi, qualcuno appose delle firme false accanto ai nominativi dei soggetti che erano stati iscritti come candidati al consiglio comunale. Fu accertato, stando a quanto riferito in procura dalle persone interessate, che la gran parte delle firme apposte nella lista erano apocrife. In procura i soggetti furono invitati a scrivere la propria firma su un foglio di carta, per procedere al raffronto con quelle apposte nella lista elettorale.

Già ad occhio, senza ulteriori ed approfonditi controlli calligrafici, fu accertata la falsità delle firme, avvalorando la tesi che qualcuno abbia proceduto in questo senso appositamente per riempire le «caselle vuote» di una lista che, comunque, come già accennato, venne esclusa dalla competizione elettorale perché presentata oltre i termini di legge e con un numero insufficiente di candidati.

La strana circostanza delle firme fasulle fu avvalorata anche da un altro dato di fatto: parecchie delle persone ignare d’essere state inserite nella lista sarebbero appartenenti al medesimo nucleo familiare e, in massima parte, anziane. Alcuni soggetti erano già all’epoca dei fatti impossibilitati a potersi muovere in maniera autonoma per motivi di salute. Almeno una persona inserita nella lista sarebbe nel frattempo deceduta.

Ci si chiede cosa sarebbe potuto accadere se la lista fosse stata regolarmente ammessa alle amministrative del 2008. Un problema che non si pone Gino Calvo, che, all’epoca delle indagini, si disse del tutto all’oscuro. «Ritengo che non sussista il motivo del contendere – rispose all’epoca Calvo – dal momento che la lista venne comunque esclusa dalla competizione elettorale. Da parte mia, non inoltrai nessun ricorso. Non so comunque nulla di firme false inserite nella lista allora presentata a Modica – concluse Calvo – e confido dunque nell’operato della magistratura, affinché si faccia chiarezza su questa vicenda». Adesso, invece, la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura e sulla quale dovrà decidere il gip.