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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 767
MODICA - 31/12/2007
Cronache - Modica - Il giovane lavorava nel centro mobile di rianimazione

Ragusa: celebrati nella chiesa di San Paolo i funerali
di Gianfranco Tumino

L’intera provincia è sconvolta da questo ennesimo incidente Foto Corrierediragusa.it

Una folla di parenti ed amici ha partecipato stamani ai funerali di Gianfranco Tumino, il 35enne ragusano dedecuto nell´incidente autonomo di venerdì sera lungo la Modica Mare. La chiesa di San Paolo a Ragusa ha contenuto a stento la gente commossa.

Tumino era un soccorritore del 118. Lavorava nel centro mobile di rianimazione di Ragusa. Stavolta si è trovato dall’altra parte della barricata. Per Tumino non hanno potuto fare nulla neanche i colleghi. La corsa contro il tempo in ambulanza si è difatti rivelata inutile: i medici del pronto soccorso del «Maggiore» non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, dovuto ad un trauma cranico cervicale. In pratica, a seguito del violento urto, Tumino si è spezzato l’osso del collo.

Il dato è venuto fuori dall’ispezione cadaverica effettuata ieri mattina dal medico legale nella camera mortuaria dell’ospedale. A questo punto il procuratore Domenico Platania non ha ritenuto opportuno procedere anche con l’autopsia.

Venerdì sera il giovane si sarebbe dovuto incontrare con gli amici per trascorrere la serata nella discoteca di Marina di Modica. E proprio lungo la provinciale 43, la vecchia arteria che conduce alla frazione balneare, nei pressi di contrada Zappulla, Gianfranco Tumino ha avuto l’inaspettato appuntamento con la morte.

Nonostante la pioggia fitta rendesse piuttosto difficoltosa la visibilità, pare che il ragusano viaggiasse a velocità sostenuta, forse per non arrivare tardi. La sede stradale allagata ha nascosto un terrapieno che, in pratica, ha funto da trampolino per la «Wolkswagen Passat» condotta da Tumino. L’auto impazzita si è sollevata dall’asfalto, sbattendo contro un paletto delimitante la carreggiata e capottandosi più volte, prima di schiantarsi contro il muro di cinta di un’abitazione.

Tumino è rimasto incastrato nell’ammasso di lamiere contorte, privo di sensi. Aveva ancora la cintura di sicurezza allacciata quando i vigili del fuoco sono riusciti a tirarlo fuori da quella bara di metallo, dopo alcuni interminabili minuti di febbrile lavoro. Il personale del 118 ha immobilizzato il giovane, caricandolo sulla barella e partendo spediti in ambulanza verso il «Maggiore». Ma lungo il tragitto Gianfranco Tumino stava preparandosi a compiere il grande salto. Fatale gli è stata la frattura alla colonna vertebrale, alla base della nuca.

Prima del ricovero, il giovane era già cadavere. I rottami della «Passat» sono stati posti sotto sequestro dai Carabinieri, che hanno effettuato i rilievi sotto le direttive del luogotenente Paolo Aprile e del maresciallo Cascino. Dalle prime risultanze, pare sia stato il terrapieno reso invisibile dall’acqua piovana che inondava la strada a far sollevare la vettura, facendo perdere l’aderenza degli pneumatici con l’asfalto. Nulla ha potuto fare Tumino per correggere la traiettoria dell’auto impazzita.

Il giovane viene descritto come una persona tutto casa e lavoro. Celibe, viveva nel comune capoluogo con i genitori. Proprio questi ultimi, distrutti dal dolore, hanno confermato ai Carabinieri che il figlio era partito poco dopo le 20 da casa per incontrarsi con gli amici. Il 2007 si chiude dunque con le strade iblee ancora una volta tinte di sangue.