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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 834
MODICA - 21/09/2007
Cronache - Udienza preliminare sulla vicenda "Colacem" e "Profetto"

Allargamento cave di pietra:
rito abbreviato per gli imputati

Coinvolti funzionari dell’assessorato regionale al territorio ed ambiente e dell’ufficio tecnico comunale Foto Corrierediragusa.it

Giudizio abbreviato per gli otto imputati del procedimento penale incardinato dinanzi al gup Marco Ciraolo per il presunto allargamento abusivo di due cave di pietra nel territorio modicano.

Sono coinvolti funzionari dell’assessorato regionale al territorio ed ambiente, dell’ufficio tecnico del comune di Modica e del distretto minerario, nonché i titolari e i legali rappresentanti delle ditte «Colacem» e «Profetto». Sono accusati, ciascuno per le proprie responsabilità, di abuso d’ufficio, falso e deturpamento del territorio.

Stando alla tesi accusatoria, ribadita ieri nell’udienza preliminare, la cava «Colacem» di Giarrusso Liccio e la «Profetto» di Zimmardo Bellamagna, sarebbero state allargate senza i necessari nullaosta e solo in base alle concessioni rilasciate dall’ufficio tecnico comunale in maniera illegittima, visto che le aree in oggetto risultano protette da vincoli ambientali e paesaggistici.

In questo caso avrebbero dovuto vigilare i responsabili del dipartimento minerario in cui ricadono le due aree interessate. Un grave danno al patrimonio ambientale sarebbe stato causato dall’allargamento delle cave, con il conseguente deturpamento dell’ampia porzione di territorio. Sarebbero stati superati i limiti massimi d’estensione consentiti, alla luce del «ritocco» di alcune particelle di terreno.

Grazie a questo escamotage l’ufficio tecnico comunale avrebbe rilasciato le autorizzazioni che, secondo la procura, sarebbero illegittime proprio in base al presupposto di un’alterazione dei documenti. In questo modo, ampie porzioni di territorio tutelate dai vincoli ambientali e paesaggistici, finirono con il risultare invece libere e quindi utilizzabili per procedere all’allargamento delle due cave di pietra.

La difesa, composta tra gli altri dagli avvocati Nino Frasca Caccia, Pippo Rizza e Luigi Piccione, ha presentato una corposa documentazione volta a demolire il castello accusatorio e che fa perno soprattutto su leggi e norme successive ai provvedimenti assunti in origine. Le arringhe difensive sono state fissate per il 5 dicembre e, nel caso si dovesse andare per le lunghe, anche per il 12.