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MODICA - 27/01/2011
Cronache - Modica: il procedimento alle battute finali

Infarto D´Angelo, medico del Maggiore sotto processo

Il processo per omicidio colposo ed omissione di soccorso è a carico del medico Letterio Trimarchi, originario di Catania e all’epoca dei fatti in servizio al «Maggiore»

Il medico di turno al pronto soccorso del «Maggiore», e imputato nel procedimento, sarebbe in parte responsabile della morte del modicano Gianni D’Angelo, 51 anni, deceduto il 29 ottobre 2006 in ospedale per un infarto che, a quanto pare, non venne diagnosticato per tempo. Il processo per omicidio colposo ed omissione di soccorso è a carico del medico Letterio Trimarchi, originario di Catania e all’epoca dei fatti in servizio al «Maggiore». Stando alle conclusioni tratte dal cardiologo Giuseppe Vinci e dal medico legale Salvatore Coco, l’imputato non prestò soccorso nel migliore dei modi a D’Angelo. La vittima era alle dipendenze del comune con la mansione di attacchino.

D’Angelo aveva bazzicato il mondo del calcio, rivestendo il ruolo di portiere, negli anni settanta, nel Modica e in altre squadre iblee quali Scicli e Comiso. Dopo il decesso, furono i familiari a sporgere denuncia. I carabinieri sentirono le testimonianze dei medici e degli infermieri che prestarono le prime cure a D’Angelo che, stando a quanto dichiarò la moglie, venne sottoposto ad elettrocardiogramma e quindi spedito per ben due volte a casa senza che gli venisse diagnosticato alcun disturbo grave.

Al terzo viaggio al pronto soccorso, resosi necessario per l’acuirsi del dolore, a D’Angelo sarebbe stata somministrata una flebo, dopodichè il modicano crollò al suolo privo di vita. Dalle risultanze saltate fuori dall’esame autoptico a suo tempo disposto dalla procura, pare che il decesso fu causato da un aneurisma dell’aorta. Questa circostanza fatale, come appurato dalle due perizie, sarebbe potuta essere facilmente riscontrabile con una Tac che, stando a quanto dichiarato dai familiari, non venne eseguita. Il processo si concluderà il 24 novembre con l’audizione degli ultimi testimoni, tra cui la moglie di D’Angelo, la discussione e la sentenza.