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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 973
MODICA - 22/01/2011
Cronache - Modica: tra gli imputati due modicani, padre e figlio, e una ultraottantenne

Attentato alla salute pubblica e al patrimonio zootecnico

I due allevatori modicani sono accusati di contraffazione di sostanze alimentari destinate alle persone Foto Corrierediragusa.it

Hanno posto in essere un disegno criminoso tale da creare condizioni di pericolo concrete alla salute pubblica e al patrimonio zootecnico della nazione, movimentando in Sicilia bovini affetti da brucellosi. Questo il capo d’imputazione per il quale sono stati rinviati a giudizio sei allevatori, due di modica e i restanti quattro di altre province, una delle quali ultraottantenne.

E’ stato il gup del tribunale di Modica Patricia di Marco e decidere per il rinvio a giudizio dei due allevatori modicani Cappello, padre e figlio, difesi dall’avvocato Giovanni Iemmolo, nonché della ultraottantenne Benedetta Lo Balbo e di Benedetto Scaglione, difesi dall’avvocato Salvatore Giurdanella. Rinvio a giudizio anche per Giuseppe Montagno e Gianni Principato Trosso. I due allevatori modicani sono altresì accusati di contraffazione di sostanze alimentari destinate alle persone.

I sei imputati, proprietari di tre allevamenti, due dei quali a San Fratello, avrebbero movimentato in Sicilia ventisei capi di bestiame, nonostante fossero sottoposti a vincolo sanitario perché malati. La brucellosi di cui erano affetti i bovini, è una malattia infettiva provocata da specifici batteri, che colpisce principalmente gli animali.

La brucellosi può però infettare anche l´uomo, causando una forma morbosa che assume caratteristiche cliniche variabili ed ingannevoli, in quanto simili ad altre malattie febbrili. I sei allevatori erano riusciti a movimentare i bovini, fabbricando falsa documentazione di provenienza degli animali, trasportati come se fossero sani a Modica, Nicosia, in alcune zone di Enna e nei pressi di Vizzini, nel Catanese.

La circostanza che i ventisei bovini non si trovavano più in quarantena, fu subito scoperta nel corso degli accertamenti di routine. Le successive indagini delle forze dell’ordine consentirono di scoprire gli altarini, con le conseguenti denunce alla procura dei proprietari degli allevamenti, che furono sottoposti ad accurati controlli. I fatti si verificarono nel 2008. I sei imputati dovranno presentarsi dinanzi al collegio penale il prossimo quattro maggio.