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MODICA - 24/12/2007
Cronache - Modica - Con la formula perchè il fatto non costituisce reato

Omicidio colposo: assolta
la capo di gabinetto
della Prefettura Chiara Armenia

Per l’incidente mortale in cui perse la vita a Pozzallo un bimbo milanese di 9 anni Foto Corrierediragusa.it

Si è chiuso nel tribunale di Modica (nella foto) con l’assoluzione dell’imputata il lungo processo per omicidio colposo scaturito dal decesso, il 3 dicembre 2003, di un bimbo milanese di 9 anni, travolto da un’auto nel centro cittadino di Pozzallo. La vettura era condotta dal capo di gabinetto della Prefettura Chiara Armenia, 45 anni, assolta dal giudice Giovanna Scibilia perché il fatto non costituisce reato. Il pm Maria Mocciaro aveva chiesto invece due anni di carcere.

Gli stessi genitori del bimbo rinunciarono a costituirsi parte civile nel procedimento a carico della Armenia, essendo già stati risarciti dall’assicurazione che, alla luce della pressoché totale assenza di responsabilità dell’imputata, aveva ritenuto opportuno liquidare ai familiari della piccola vittima una cifra di poco inferire ai 200mila euro. I genitori del bimbo, che perse la vita proprio mentre si trovava in vacanza nella cittadina marinara, avanzarono in origine una richiesta di risarcimento di 500mila euro, per i danni morali subiti a seguito del tragico evento.

La posizione dell’imputata, difesa dall’avvocato Carmelo Ruta, era stata notevolmente attenuata da un mero errore di calcolo evidenziato dal perito della difesa. Quest’ultimo aveva ribaltato la perizia del consulente tecnico nominato dalla Procura, secondo cui la Armenia avrebbe viaggiato a velocità sostenuta. Ma, secondo il perito della difesa, il collega nominato dal pm sbagliò un semplice calcolo aritmetico, arrivando alla conclusione che l’imputata viaggiasse alla velocità di 63 km/h, quando invece quella reale sarebbe stata di appena 45, e quindi inferiore al limite massimo consentito dal codice della strada lungo le arterie urbane. I

l mero errore di calcolo era riscontrabile dagli incartamenti della stessa perizia. Nonostante la velocità entro i limiti imposti dal codice della strada, pare che la donna non ebbe neanche il tempo di frenare, visto che il bambino sbucò all’improvviso da un’arteria secondaria.