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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1099
MODICA - 08/10/2010
Cronache - Modica: il caso del parricidio dell’estate 2009 in via Egitto

Ammazzò il padre, chiesti 21 anni per Corrado Moncada

All’imputato è stata riconosciuta la semi infermità mentale, equivalente alle aggravanti
Foto CorrierediRagusa.it

Rischia fino a 21 anni di carcere il parricida Corrado Moncada (nel riquadro della foto). E’ questa la richiesta avanzata dal giudice per le udienze preliminari Patricia Di Marco dal procuratore capo Francesco Puleio, al termine della sua requisitoria. Moncada, 47 anni, di Modica, aveva ucciso il padre Emanuele, di 73, perché l’anziano spendeva grosse cifre per giocare al Superenalotto e al gratta e vinci.

A Corrado Moncada è stata riconosciuta la semi infermità mentale, equivalente alle aggravanti. Il consulente tecnico d´ufficio aveva difatti sostenuto che Moncada, soggetto potenzialmente pericoloso, fosse solo parzialmente in grado di intendere e di volere. L’avvocato Enrico Platania aveva chiesto ed ottenuto il giudizio abbreviato, condizionato alla nomina di uno psichiatra. L’imputato potrà quindi beneficiare della riduzione della pena fino a sette anni. La sentenza è prevista per martedì prossimo, dopo l’arringa difensiva. Corrado Moncada, rinchiuso nel carcere di Modica Alta per omicidio volontario, aveva ammesso le proprie responsabilità nel corso dell’interrogatorio da parte del magistrato.

Nell’estate 2009 l’uomo ammazzò in strada a colpi di spranga l’anziano padre, assestandogli una decina di colpi alla testa e uccidendolo sul colpo dopo avergli fracassato il cranio. Furono i carabinieri ad immobilizzare e arrestare Moncada, mentre se ne stava seduto in via Egitto, in stato confusionale, a pochi passi dal cadavere insanguinato del padre. Ad inchiodare il modicano alle sue responsabilità, anche la spranga di ferro che lo stesso omicida aveva nascosto nell’armadio di casa, pochi minuti dopo il delitto. L’arma impropria, lunga circa mezzo metro e piuttosto pesante, presentava evidenti tracce di sangue, capelli e materia cerebrale.

Corrado Moncada non tollerava più che il padre si appropriasse dei suoi soldi per giocarseli al Superenalotto e al Gratta e vinci. Emanuele Moncada, difatti, oltre a dilapidare la sua modesta pensione al gioco, pare si appropriasse spesso anche del denaro del sussidio di disoccupazione del figlio, che arrotondava con lavoretti saltuari nel settore edile e in quello agricolo.