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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 840
ISPICA - 11/04/2009
Cronache - Ispica: l’ennesimo viaggio della speranza con 47 donne e 6 bambini

Stanno bene i 321 clandestini sbarcati a Porto Ulisse

Quattro neonati e altrettante donne ricoverati al "Maggiore". Le loro condizioni non destano preoccupazione

Ennesimo sbarco della disperazione sulle coste iblee, alla vigilia di Pasqua. Sulla spiaggia di Porto Ulisse, in territorio di Ispica, sono arrivati 321 immigrati, di cui 47 donne e 6 minori, provenienti quasi tutti dalla Somalia. Solo poche unità hanno asserito di arrivare dall’Eritrea e dal Sudan.

Le operazioni di soccorso sono state assai impegnative per i militari della Guardia Costiera di Pozzallo e dalla Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Pozzallo, i quali si sono diretti sulla spiaggia ispicese dopo aver ricevuto una telefonata da un telefono satellitare in dotazione agli immigrati africani. Arrivati sulla spiaggia alle 17,30 circa, i militari hanno trasbordato a riva gli immigrati non senza difficoltà, a causa del mare forza cinque che, ieri pomeriggio, ha reso difficili le operazioni di recupero degli immigrati.

Sul posto, con l’ausilio di Polizia e Carabinieri, sono stati prestati i primi soccorsi. Il barcone (un natante di venti metri circa) con cui sono arrivati in Italia era ridotto in pessime condizioni. Una donna, fra le prime a toccare terra, è svenuta sulla spiaggia e trasportata immediatamente all’ospedale «Trigona» di Noto. In un secondo momento, altre persone hanno chiesto l’intervento del medico, accusando patologie di diversa natura. Disidratazione ed ipotermia fra le patologie più ricorrenti.

Quattro donne e quattro minori, in un secondo momento, sono stati trasferiti all’ospedale «Maggiore» di Modica. Un altro immigrato, poi, ha dovuto ricorrere alle cure mediche dell’ospedale di Noto per disidratazione. Inoltre, un minore è stato salvato da un possibile annegamento in quanto, finito in acqua, è stato issato a braccia e salvato dagli uomini della Guardia Costiera. Una volta radunato il gruppo, qualcuno ha pure cercato di fuggire, eludendo i controlli delle forze dell’ordine ma è stato prontamente fermato.

Le operazioni di conta si sono protratte fino alle 20, orario in cui quattro pullman, messi a disposizione dalla Questura di Ragusa, hanno lasciato il sito ispicese per dirigersi in direzione della città di Pozzallo. Alle 20.30, il gruppo raggiungeva la palestra comunale in via dello Stadio. Vista la capienza ridotta della palestra comunale di Pozzallo (che può contenere poco meno di 200 immigrati), la Questura di Ragusa «dirottava» cento immigrati al centro di prima accoglienza di Cassibile.

Arrivati a Pozzallo, gli immigrati, grazie all’ausilio della Protezione Civile, sono stati rifocillati e successivamente medicati da un’equipe di tre medici. Durante la fase degli interrogatori, da parte dei funzionari della Questura iblea, in diversi hanno riferito, notizia confermata pure dalla Capitaneria di porto di Pozzallo, di arrivare dalla Somalia per fuggire dalla fame e dagli orrori della guerra. Per tale motivo, molti somali hanno già fatto sapere che chiederanno lo status di rifugiato politico. Si è anche saputo che gli immigrati hanno pagato una cospicua somma in dollari americani, unica valuta accettata dagli scafisti per il trasbordo.

Gli immigrati hanno riferito di non aver sofferto particolarmente il viaggio, se non per le condizioni meteo, unico «cruccio» di una viaggio durato cinque giorni. I militari della Guardia di Finanza e i responsabili del gruppo di contrasto all’immigrazione della Questura di Ragusa hanno subito avviato le attività investigative per individuare gli scafisti. Nessuno, però, si è voluto sbilanciare, trincerandosi dietro il più stretto riserbo. In un primo momento sembrava che fossero stati individuati tre presunti scafisti, ma alla fine anche questi irregolari sono risultati fare parte del carico umano.

Tutti gli immigrati sono stati identificati e sottoposti alle foto segnaletiche e alla rilevazione delle impronte digitali. Dalla Questura, infine, non escludono l’ipotesi che qualche immigrato abbia perso la vita, durante il tragitto. Notizia, questa, che non è stata confermata ma neanche smentita.