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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 908
ISPICA - 16/02/2016
Cronache - La tragica fine della donna morta soffocata da un sacchetto

La morte di Francesca Solarino fu suicidio

La pista dell’omicidio era sempre stata percorsa con estrema cautela dai carabinieri Foto Corrierediragusa.it

Capitolo chiuso sul cosiddetto «Giallo di capodanno» ad Ispica: prima ancora che arrivino gli esiti ufficiali dell’autopsia, il corpo di Francesca Solarino, sul quale non c’era peraltro nessun segno di violenza, ha già «parlato», inducendo i gli inquirenti ad archiviare il caso come suicidio. D’altronde la pista dell’omicidio era sempre stata percorsa con estrema cautela dai carabinieri, che hanno condotto le indagini. A questo proposito sono stati tolti già da qualche settimana i sigilli dalla casa teatro del drammatico evento. Si chiude quindi in questi termini la drammatica vicenda che aveva visto la morte in casa della 35enne originaria di Bronte. Tracce di sonniferi e tranquillanti nello stomaco e gli stessi flaconi trovati in casa, unitamente agli appunti personali in cui la donna non si sentiva una mamma adeguata, soffrendo per il rapporto non del tutto disteso col marito, hanno convinto gli inquirenti che Francesca Solarino abbia deciso di sua spontanea volontà di farla finita proprio la notte di capodanno, quando era rimasta sola in casa, soffocandosi con un sacchetto di plastica (di quelli per i rifiuti) stretto sulla faccia.

In una lettera a suo tempo trovata assieme agli appunti sparsi in cui si diceva depressa, la donna avrebbe chiesto scusa al figlio per non essersi dimostrata all’altezza del ruolo di mamma. Giudizi duri contro sé stessa forse perché Francesca Solarino non stava prendendo affatto bene il periodo complicato che stava attraversando. Era stato il consorte a trovare la moglie priva di vita adagiata sul divano, dopo essere rientrato in casa intorno all’una di notte dal locale in cui aveva trascorso il capodanno con un amico. La donna, invece, rimasta sola in casa, avrebbe dovuto raggiungere il figlio in casa dei nonni. E invece il tragico epilogo che tutti conosciamo.