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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 707
ISPICA - 10/08/2008
Cronache - Ispica - Per sottrarsi all’arresto dei finanzieri

Tre anni di carcere per il pusher musulmano rifugiatosi in chiesa

Condannato dal giudice anche il complice Foto Corrierediragusa.it

L’aver cercato scampo nella chiesa di Santa Maria Maggiore non aveva sottratto all’arresto il tunisino Jael Rafik ben Hamada (nella foto), 30 anni, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio. Le manette erano scattate anche per il suo complice Brahim Kachour, di 43 anni, decisamente più arrendevole.

Per entrambi è arrivata la condanna, dopo il patteggiamento della pena chiesto dall’avvocato Giuseppe Biscari nel corso del processo direttissimo. Il difensore ha così concordato con il pm Veronica Di Grandi tre anni di carcere per ben Hamada e due anni e dieci mesi per Kachour. Le pene sono state ritenute congrue dal giudice Maurizio Rubino che le ha così applicate ai due imputati assieme ad una multa di 14mila euro ciascuno. I due tunisini restano di conseguenza rinchiusi nel carcere di Piano del Gesù.

Gli arresti erano stati operati dalle Fiamme gialle, secondo cui i due presunti pusher avevano trasformato via XX settembre in una sorta di centrale della droga. Dalle indagini condotte dai finanzieri era difatti emerso che i due tunisini spacciavano al minuto all’interno di un locale adibito a minimarket. Gli assuntori del luogo erano a conoscenza del fatto che i due «droghieri» vendevano non solo generi alimentari, ma anche droga leggera. Il via vai, difatti, era notevole. I finanzieri avevano rinvenuto 30 grammi di hashish avvolti in una busta di cellophane nascosta in una macchina tritacarne parzialmente smontata.

Mentre Kachour era stato subito bloccato, ben Hamada aveva strattonato i finanzieri per guadagnare l’uscita e nascondersi in un locale attiguo. Una volta stanato, il cocciuto pusher aveva corso disperatamente fino a raggiungere la vicina chiesa di Santa Maria Maggiore, proprio mentre era in corso la funzione religiosa. Tra gli attoniti fedeli e lo sbigottito prete, le fiamme gialle avevano immobilizzato ben Hamada che, pur di evitare le manette, aveva ignorato la fiscalità rituale della propria religione musulmana, cercando la «salvezza» all’interno di una chiesa cristiana.

Kachour Brahim